Per te Gaiottela ;-)

Paris, Septembre 2012

Ultimi giorni d’estate. E primi giorni in questa città che per un po’ di tempo sarà la mia casa. Il corpo qui, il cuore altrove, in questa spaccatura che mi contraddistingue da sempre ma che piano piano sta trovando il modo di sanarsi. La risposta è solo UNA (e Trina ;-)).
Parigi non è una città dove poter creare relazioni stabili, dove fermarsi per tanto tempo. Ognuno vive indipendentemente qui e corre veloce tra metro e viali alberati. Ogni famiglia è un piccolo mondo a sé, con la paura di aprirsi davvero agli altri.

Mi piace perdermi tra le viuzze che sprigionano romanticismo… da cariarsi i denti… finirò questi mesi con un diabete lancinante! I bistrot pieni di musica, il jazz a qualsiasi ora del giorno, le parigine (le ragazze, non le calze!) di un’eleganza semplice e mai sfacciata. E poi i pranzi etnici, i tetti grigi e le ore passate a leggere e scrivere.

Sto piano piano crescendo, ma non da sola. Non è un’esperienza Erasmus, ma un modo per cercare di dipanare tutti i miei dubbi sul mondo del lavoro. Con la consapevolezza che c’è Altro a soddisfarmi veramente…

Ecco il primo fotoblog Gaiottela 🙂

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La ricerca è Rock&Roll!

Sono solo sulla superficie una persona socievole. Una “PR” come mi definiscono in tanti. Sempre a far casino, a “ciacolare”, a cercare di non far sentire mai nessuno a disagio. Questo perché nell’angolino, lontano da tutti, ci sono stata per troppo tempo.

Ma di fondo rimango una persona estremamente diffidente. Faccio molta fatica a voler davvero bene alle persone. Mi ci vuole tempo… mesi, anni…

L’uomo è spesso crudele e io sono di una fragilità immensa. Meglio restare sempre all’erta, rimanere guardinghi, senza mai giudicare però… Le persone si mostrano per quello che sono veramente con il tempo… Giustamente mi dice sempre mia sorella più grande: “Chi non può aggiungere nulla di buono alla tua vita si autoelimina.” E allora io continuo a conoscere, a tessere relazioni sociali. Chi mi vorrà bene per quella che sono, che sono stata e che sarò supererà la selezione naturale 🙂

Dopo 9 mesi (un parto!) a Verona so di avere delle splendide persone su cui contare! Grazie ai miei colleghi-maestri-guide! La Ricerca è lavoro di squadra prima di tutto!

My PhD project: REFINEMENT

Giorni intensi in cui comincio a trovare una strada.

E sto bene qui dove tante culture diverse si uniscono.

A tutti sta stretta la propria città. Io non ho città se non il mondo fatto di lingue e suoni stranieri.

Un progetto europeo e finanziato dalla UE che coinvolge 9 Università, una borsa di dottorato di internazionalizzazione, medicina, lingue, economia, statistica, progettazione web, grafica… Tutto da imparare e scoprire…

 

Arezzo-Verona-Arezzo

* 7 ore di treno in 2 giorni.

* Pensieri sparsi.

* Voglio un luogo dove non mi senta più inadeguata. Dove quello che faccio non sia troppo o troppo poco.

* Sono sempre stata un’anima inquieta. Mi parli e ti ascolto a metà. Sto in silenzio e passo già al pensiero successivo. E non puoi fermarmi. Tenere statica un’idea dentro di me.

* Il tempo dentro il treno è dilatato. Non importa che ore siano, c’è sempre qualcuno che sonnecchia su poltrone scomode pigiando le proprie ginocchia contro le gambe del dirimpettaio. Ogni ora è notte dentro i vagoni.

* Forse il pazzo che grida a Campo di Marte “Mi fai schifo all’inverosimile” sputando sillabe e livore non è poi così lontano dalla verità…

* Gennaio. Vivrò a metà. Un po’ dove la testa mi porta per la mia continua esigenza di scoprire e conoscere. E un po’ dove rimarrà sempre il mio cuore. Negli occhi di mia madre, nelle risate delle mie sorelle. Casa è dove sono loro e le persone a me care.

* La chiamano follia. Canto tra un vagone e l’altro, aspettando che il treno arrivi alla mia fermata. Il ferro che batte contro l’aria crea un ritmo senza senso. Posso improvvisare in libertà. Canto piano, con la bocca semichiusa. Bacio con dolcezza la musica. È l’amore più grande e non mi vergogno di condividere con gli altri tanta intimità.

* Sono in continuo movimento. Ferma non ci sono mai potuta stare. Ma il cuore, quello è saldo e al sicuro. Un cuore caldo e vivo. Per chi amo e amerò per sempre.

* C’è puzzo qui dentro. Non mascheriamo tutto con le parole. Non è odore di umanità o di vita vissuta. È proprio olezzo. Puzzo di sporco, di sugo-sudore, di schifo. Non cerchiamo la poesia anche dove non può esistere.

* La stazione di Bologna mi fa sempre un certo effetto. Ho passato tutti i weekend della mia triennale qui, ad aspettare la coincidenza per Forlì o per casa. Lungo i binari, davanti a “Delizia Emilia” o dentro la sala d’aspetto tra barboni avvinazzati e manager in giacca e cravatta. La stazione di Bologna sa di malinconia. Con il grigio delle pensiline che si fonde con la nebbia degli inverni passati lontani da casa. E dentro al MacDonald a trangugiare schifezze e lacrime.

* Ho sempre fatto di testa mia. In silenzio, senza farmi notare, faccio quello che voglio sempre e comunque.

* Solo per la musica posso tornare indietro. Butto al vento tutto se con la musica va in porto. Straccio contratti e assegni. Amore folle, senza senso. Amore vero.

* Ho paura.

* Ho voglia di andare via.

* Ho voglia di partire per poi tornare.

Music Italy Show (Bologna)

Domenica 16 Maggio, Paola Tacconi e Marilena Fracassi hanno presentato al Music Italy Show di Bologna il loro libro: Step by Step tra le Note. Metodo Graduale per l’apprendimento del solfeggio.

Questo libro unisce ben tre passioni fondamentali nell mia vita: la musica (ovviamente), il linguaggio e i bambini. Ho iniziato a suonare il pianoforte solo sei mesi fa dopo anni (atroci) di chitarra classica, ma, nonostante le mie abituali e proverbiali crisi -“non sono capace”, “oddio, ma chi me l’ha fatto fare”, “a 24 anni non si può iniziare a suonare uno strumento nuovo” ecc. ecc.- sono contentissima di aver intrapreso questo percorso. Anche perché mi ha dato la possibilità di conoscere la Paola, una bellissima (anche fisicamente, ammazza!) persona da cui sto apprendendo davvero tanto, anche al di là dagli spartiti.
Step By Step tra le Note è un esempio lampante della necessità di incrementare gli studi relativi al linguaggio e alla musica. Da questo libro ho tratto spunto per la sezione “Music Time” del mio esperimento. Sperando (pregate per me!) che ripartano le borse di dottorato o che qualche ente privato finanzi il mio progetto di ricerca, il mio obiettivo “professionale” è quello di approfondire l’analisi delle correlazioni tra musica e linguaggio, a livello di processi di apprendimento e di substrati cerebrali coinvolti.
Al di là di quelle che vengono definite pseudo-scienze come la musicoterapia o l’etnomusicologia, scienziati e ricercatori hanno comprovato l’importanza della musica nella cura dei disturbi dell’apprendimento, quali, ad esempio, la dislessia.
Insomma, speriamo che questo libro abbia il successo che merita, visto il grande contributo che dà all’insegnamento della musica nell’età evolutiva.

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