A change is gonna come

Qualcosa cambierà. Ci sarà un momento in cui tutto questo subirà una svolta.
Il fondo non sarà più così nero.
Non raschierò le pareti in cerca di aria.
La speranza è viva e forte.
Sono forte e migliore oggi.
La protagonista delle storie fantastiche dentro la mia testa.
Just the unique, among the others. Better than you will ever find.



I was born by the river
In a tenament
And oh, my poor mother she could hardly pay the rent
It’s been a long, a long time coming but I know

A change is gonna come, oh yes it will

It’s been too hard of living
And I’m afraid to die
I dont’ know what’s out there beyond the sky
It’s been a long, a long time coming but I know

A change is gonna come, oh yes it will

See I go to my brother
And I say brother, “help me please”
And he winds up knocking me
Back down on my knees

It’s been times when I didn’t think
that I would last for long
But now we think we are all to carry on
It’s been a long, a long time coming but I know

a change is gonna come, oh yes it will

L’arte di essere imperfetti

Ho un’estrema paura dell’Uomo.
Mi avvicino all’Altro stando sempre bene in guardia. Fin da piccola ho dovuto diffidare persino del mio stesso sangue…

Eppure amo ciò che l’Uomo produce, con le sue piccole, bellissime imperfezioni.

Ajax e mysql. Vedo il mio datore di lavoro scrivere stringhe, correggerle, ricontrollare ogni apice e parentesi. E da ogni errore nasce una nuova idea. Si crea passo dopo passo un piccolo gioiello -a me carissimo- del web. Prove su prove per raffinare la query; stopwords che si aggiungono per restringere le entries; codici da copiare e incollare in un quadro di colori a 18 bit.

Violino. La mia maestra di piano si reinventa. Da un po’ si è dedicata a questo nuovo strumento. Improvvisa e mi fa sentire in estemporanea i brani che sto studiando al piano, riprodotti da corde e archetto. Cerca il suono pazientemente. Sbaglia, si corregge, produce un suono nuovo. Dall’imperfezione scaturisce un attimo di sospensione. Siamo entrambe in attesa. Come verrà la prossima nota?

Lauryn Hill. Ascolto “I get out” da uno dei cd più belli che abbia mai fatto ingoiare al mio computer, un unplugged che è stata la colonna sonora di periodi bui e momenti più sereni. A un certo punto, un po’ dopo il primo minuto, Lauryn si blocca. Si è dimenticata il testo. Una pausa bellissima. Un sorriso e si comincia di nuovo. In quel silenzio imbarazzato c’è tutta la preziosità di questo brano.

Ho un’estrema paura dell’Uomo, ma amo la sua arte. Amo le stonature in una canzone cantata con le lacrime agli occhi. Amo i ritmi sbagliati per la troppa foga, gli accordi “scazzati” per distrazione o solo per timore. Amo gli errori di scrittura, le sviste, le lettere digitate male sulla tastiera.

Amo i prodotti dell’Uomo perché ne mostrano la fragilità.

Il vero artista è fallace, debole, sensibile.

L’Arte rende l’Uomo nudo, semplicemente vulnerabile.