Si chiude un anno particolare…
Mamma, penso continuamente a te. Sei nel mio sorriso, ti vedo nei gesti e nelle abitudini delle mie sorelle.
Cercherò di essere forte come lo sei stata sempre tu.
Il 2012 sarà l’anno dei miei viaggi, del periodo all’estero che dovrò fare, in più città europee.
Sarà l’anno della mia apertura al mondo e, piano piano, alle persone.
Si chiude un anno che vorrei dimenticare, ma che è giusto aver vissuto a pieno. Ho imparato tanto e ho conosciuto nel profondo ogni lato del mio animo.
Un anno, il 2011, raccontato nel mio blog che mi ha aiutato a superare tanti momenti difficili. Amo scrivere e qui sono la protagonista del mio romanzo online.
BU
The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.
Here’s an excerpt:
A New York City subway train holds 1,200 people. This blog was viewed about 5,100 times in 2011. If it were a NYC subway train, it would take about 4 trips to carry that many people.
Che il 2012 sia un anno di amore.
Che si coronino i sogni delle mie sorelle, che siano amate di un amore buono e paziente.
Che Anna possa solidificare e vivere serenamente la sua storia.
Che Claudia trovi finalmente chi possa meritare tutta la sua immensa bontà.
Che io riesca piano piano ad amare me stessa così da poter essere amata.
Per una volta, canto di amore. Dell’amore che sogna una ragazza romantica, ingenuamente dolce dietro la sua armatura.
Che l’anno nuovo sia l’anno dell’amore.
Che io ami senza per forza pretendere di essere riamata.
Alle mie sorelle, che amo di un amore semplice e puro.
STEAL EACH GLOW I’d like to be your mother
I’d like to be your father
Just to love you in the most complete way of all
Protecting you in my womb
I’d like to be your fantasy which materializes in your hands
Gazing at the dawn with the sand on our fingertips
At low tide, at love time
I steal each glow coming from your eyes Continue reading “Singing of love for a lovely 2012”→
La BU augura ai suoi pochi lettori un BUonissimo Natale e un altrettanto BUon Anno Nuovo.
Questo qua sotto è il Presepe che hanno fatto i miei/nostri (le catechiste vere e serie sono le splendide Laura e Lorella!) bimbi del I anno di Catechismo di Santa Maria delle Grazie: Alessandro, Alessia, Elena, Filippo, Francesca, Francesco, Leonardo, Luca, Matilde, Simone e Valentina.
Auguri a tutti loro: undici bimbi che hanno reso queste ultime settimane del mio 2011 un po’ più leggere.
Strano come tutto in un modo o nell’altro trovi un senso, un fil rouge…
Otto anni fa, quando questi bambini nascevano, mia mamma subiva il primo intervento.
Avevo 17 anni e di botto il mondo è cambiato. Ho iniziato ad avere paura. Una paura folle, che mi ha allontanato da tutti, da Dio in primis. Quando questi bambini venivano battezzati, io ero in preda al panico. Ho sempre dormito nel lettone con la mamma e dopo che si è ammalata ho cominciato a svegliarmi la notte, mi avvicinavo al suo volto per sentire se respirava bene. Ora, quando sono ad Arezzo, dormo con mia sorella più piccola nel lettone. E ancora mi sveglio e cerco maman…
Non è stato facile… Questi 8 anni sono stati duri. Anni passati a preparare gli esami in sala d’aspetto dell’ospedale mentre mia mamma faceva la chemio. A non festeggiare nulla, perché non avevo voglia di ridere, di scherzare, di vivere, fondamentalmente… A vedere che tutti intorno a me vivevano i loro vent’anni e io mi chiudevo nel mio dolore.
Questi undici bambini mi stanno aiutando a voler bene, in maniera ingenua e senza timori. Sto imparando a sciogliermi, addirittura ad abbracciare, io che sono così ruvida :-p
Piano piano sto recuperando la voglia di giocare, di essere spensierata.
Ho voglia di vivere adesso, di non lasciarmi più sopraffare dalla negatività… Ho l’esempio di mia mamma a farmi da guida.
HO IL DOVERE DI RICERCARE L’AMORE E LA SERENITÀ.
Forse la BU sta davvero cambiando… Forse sono finiti i tempi bui… Forse ci saranno momenti ancora più difficili di questo, ma ho la certezza ora di avere la mia Luce.
E in pieno stile BU, ecco una canzone per augurarvi uno splendido 2012, senza più paure!
LOVE IS REQUITED
So the day has finally come
With my past I’ve drawn the sum
And I’m glad I’m moving on
Lost in un-returning time
Let the winter chill my prime
But I’m done, I’m moving on
Looking back can help you through
But I wonder if that’s true
I don’t wanna have to stake it
Maybe sorrow is my gain
And I’m learning from the pain
But I’m ready to move on
Coz the moment’s high
And my tears have dried
And I feel
Show myself in flame and steel
Coz the moment’s nigh
And I’m out to try
This is real
Clad myself in flame and steel
Yeah, you’ll be invited
If you’re willing to show your hand
Love is requited
Yeah, you’ll be invited
If you’re willing to show your hand
Love is requited
Lost in un-returning time
Let the winter chill my prime
But I’m done, I’m moving on
Maybe sorrow is my gain
And I’m learning from the pain
But I’m ready to move on
Coz the moment’s high
And my tears have dried
And I feel
Show myself in flame and steel
Coz the moment’s nigh
And I’m out to try
This is real
Clad myself in flame and steel
Yeah, you’ll be invited
If you’re willing to show your hand
Love is requited
Yeah, you’ll be invited
If you’re willing to show your hand
Love is requited
L’AMORE È CONTRACCAMBIATO
E così il giorno è finalmente arrivato
Ho fatto i conti con il mio passato
E sono felice di essere riuscita ad andare avanti
Persa in un tempo senza ritorno
Lascio che l’inverno congeli la mia giovinezza
Ma ne ho abbastanza, sto andando avanti
Guardare indietro ti può aiutare
Ma mi chiedo se questo è vero
Non vorrei dover rischiare
Forse il dispiacere è quel che ho guadagnato
E sto imparando dal dolore
Ma sono pronta ad andare avanti
Perché è il momento giusto
Le mie lacrime si sono asciugate
E sento
Mostro me stessa in fiamme e acciaio
Perché il momento è vicino
E sono fuori per provare
Che questo è reale
Vesto me stessa di fiamme e acciaio
Sì, sarai invitato
Se vorrai mostrare la tua mano
L’amore è contraccambiato
Persa in un tempo senza ritorno
Lascio che l’inverno congeli la mia giovinezza
Ma ne ho abbastanza, sto andando avanti
Guardare indietro ti può aiutare
Ma mi chiedo se questo è vero
Non vorrei dover rischiare
Forse il dispiacere è quel che ho guadagnato
E sto imparando dal dolore
Ma sono pronta ad andare avanti
Perché è il momento giusto
Le mie lacrime si sono asciugate
E sento
Mostro me stessa in fiamme e acciaio
Perché il momento è vicino
E sono fuori per provare
Che questo è reale
Vesto me stessa di fiamme e acciaio
Sì, sarai invitato
Se vorrai mostrare la tua mano
L’amore è contraccambiato
… e invece sono stata accolta nel piso italo-americagnolo della Gaiottela a Madrid. Finalmente.
Si sa, amo le grandi metropoli, le grandi città che offrono una fetta di mondo racchiusa in una decina di linee di metro. Amo camminare in mezzo a gente sempre nuova e sognare di poter reinventare la mia vita, di poter rendere speciale la mia banalità di persona comune.
Sogno la novità, il periodo che passerò all’estero per lavoro, in cui forse potrò essere veramente felice. E spero che quando andrò via, tra pochi mesi, ci sarà una Gaia ad accogliermi per darmi forza e coraggio.
Questa la mia Madrid:
la Spagna già nel volo d’andata tra una studentessa Erasmus che riempie la mia valigia vuota per il trasloco della Gaia con panettoni e tortellini da portare a casa per Natale e una mamma spagnola con il figlio undicenne dall’accento modenese che la rassicura stringendole la mano durante il decollo
la colazione, d’obbligo, da Starbucks con caffè mocca/praliné/chai tea e biscottoni d’avena
strade piene di bar e bar pieni di persone: ogni sera storie e vite raccontate attorno a un tavolo, davanti a tacos e copas
uno svedese ventottenne dalla faccia da cicciobello che produce lambrusco e limoncello, suona il jazz a Varsavia e vende caffè italiano su un’ape trasformata in bar-mobile
gente che fa ore e ore di fila per un biglietto della lotteria nazionale sfidando i napoletani in scaramanzia e superstizione
la stessa canzone ripetuta allo sfinimento riproposta in mille forme: jam session alla festa della despedida, versione ballata, versione Gaia sotto la doccia, versione YouTube, versione Spotify, versione Bu che non sa lo spagnolo, figuriamoci il portoghese
i 3 chili e passa di gnocchi alla besciamella preparati in un intero pomeriggio dalla Gaia e mangiati 2 sere su 4
l’albero di Natale per bimbi speciali
Alis, la musica indie pop spagnola, i cantautori che escono dal guscio di un uovo e non sanno il perché, e il botta e risposta su facebook con la Gaia (♥)
l’hummus, il pan chino, lo sformato di patate e mozzarella
le amiche che cambiano ma che hanno sempre un posto nel cuore per te
la malinconia di questo Natale dal sapore nuovo e inaspettato
l’uomo triste e solo al ristorante che fissa il suo piatto con mestizia facendoci salire un magone addosso che non ti dico
aspettare le 4 di mattina, un po’ al Pepa, un po’ svaccata sul divano, un po’ scrivendo
la metro pulita, i palazzi splendidi della Gran Via, il Prado, il Reina Sofia, le piazze, il monumento egizio
i miei 4 giorni di vacanza in un anno duro e doloroso, ma con te sempre nella mia mente
Mercoledì 14 dicembre 2011
All ore 17.00 fino alle 19.00
presso la Casa del Petrarca, Via del’Orto 28, Arezzo.
In memoria della signora Maria Grazia Biagianti l’Orchestra a Plettro “Città di Arezzo” eseguirà un concerto presso la Casa del Petrarca ad Arezzo.
Ringraziamo di cuore tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di questo momento e ringraziamo in particolar modo il Presidente dell’Accademia Petrarca Giulio Firpo per la disponibilità e generosità!
Ho trent’anni. Non ho ancora il mio studio privato. Non so neanche se mai riuscirò ad aprirlo uno studio tutto mio.
Ecco, se fra vent’anni avrò due stanze di un vecchio appartamento smembrato tra dentisti e ragionieri, non metterò quadri osceni come questi alle pareti e piante così rancide all’ingresso. Le tende non saranno tanto spesse da bloccare la luce. Anzi, non ci sarà nessuna tenda. Il mondo deve vedere quello che accade dentro il mio studio. I miei pazienti devono vedere il mondo.
La Dottoressa Loretta Gigli era la psicologa di mia zia Paola prima che lei si trasferisse a Milano per scappare, finalmente, da quel delinquente di mio zio. Pace all’anima sua.
È stata mia zia Paola a chiedere alla Dottoressa Gigli di assumermi. Part-time, contratto a tempo determinato, sei mesi in quest’ufficio.
“Mia nipote Giada è bravissima, sai. È solo tremendamente sfortunata. Ha la laurea in psicologia, ha passato l’Esame di Stato e tutti i weekend ha frequentato la scuola di specializzazione. È una… non mi ricordo… come si dice? Psicologa dell’infanzia? Insomma, Giada sa curare i bambini. È eccezionale, perché non la assumi?”
Questo è il mio terzo mese qui dalla Dottoressa Gigli. Sono a metà, la metà esatta del mio contratto.
Penso di cavarmela abbastanza bene. Ho cinque bambini da seguire. Per lo più hanno problemi di apprendimento (linguaggio, deficit dell’attenzione, dislessia) e iperattività. Vedo la maggior parte di loro una volta a settimana. Ci incontriamo due volte in sette giorni solo quando le sedute prevedono anche la presenza dei genitori. Con dei genitori così, mi stupisco che questi cinque bambini non siano già dei piccoli Hitler con il ciuccio.
Oggi è venerdì pomeriggio e sono sola nello studio della Dottoressa Gigli. Di solito il venerdì dopo pranzo si chiude a chiave lo studio e non si effettuano più visite fino al lunedì mattina. Per questo dedico il venerdì pomeriggio alle lezioni private. Aiuto Lucia, una studentessa di 22 anni, a preparare i suoi esami di psicologia. Non so perché, ma da tre settimane siamo arenate sui libri di biostatistica. In fondo, a cosa serve la statistica quando davanti a te hai dei pazienti in lacrime?
Oggi ho dovuto rimandare la mia lezione con Lucia. Continue reading “Un racconto per te… un racconto per me”→
Mon âme se repose en paix sur Dieu seul: de lui vient mon salut. Oui, sur Dieu seul mon âme se repose, se repose en paix.
La morte non è niente.
Sono solamente passato dall’altra parte:
è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente,
solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace.