Da Piazza Giotto a Parigi…

Là dove si consumano furti giorno dopo giorno, le ragazze si prostituiscono per qualche spicciolo e i turisti si mescolano con i delinquenti dal coltellino facile, sorge una delle Chiese più belle di Parigi.

Non è la sua architettura, la sua modernità classica, a renderla così unica. Il suo splendore sta proprio nel fatto che il Sacro Cuore di Gesù viene adorato e glorificato in uno dei quartieri più malfamati di Parigi.

Gesù si manifesta nei luoghi più impensabili. Quei posti che noi diciamo “lontani da Dio” sono invece le nicchie dove si nasconde il seme della fede.
Una Terra Santa spoglia e povera o posti miseri come Međugorje: lì c’è Dio.

Ed è qui a Montmartre, con i mendicanti lungo la via e i pittori che con il pennello danno libero sfogo ai loro talenti.

Le Christ, mon Ami Jésus, est près de moi pendant ces jours parisiens.

Mi sento a casa dovunque c’è Lui. Mi sento nel mio quartiere ad Arezzo, in Piazza Giotto, con il Sacro Cuore di Gesù dove sono stata battezzata, dove ho ricevuto la Comunione e poi la Cresima. Nella Chiesa di Don Angelo, che è la Chiesa dove ho conosciuto la fede, per poi perderla… Mi sento nella mia nuova Chiesa, a Santa Maria delle Grazie, dove con la musica e i bambini ho trovato quello che volevo nascondere dentro di me per la paura. Nella mia nuova Chiesa-Casa ho trovato la forza di togliere ogni sovrastruttura logica e razionale. Ho trovato semplicemente il Sacro Cuore di Gesù…

Per te Gaiottela ;-)

Paris, Septembre 2012

Ultimi giorni d’estate. E primi giorni in questa città che per un po’ di tempo sarà la mia casa. Il corpo qui, il cuore altrove, in questa spaccatura che mi contraddistingue da sempre ma che piano piano sta trovando il modo di sanarsi. La risposta è solo UNA (e Trina ;-)).
Parigi non è una città dove poter creare relazioni stabili, dove fermarsi per tanto tempo. Ognuno vive indipendentemente qui e corre veloce tra metro e viali alberati. Ogni famiglia è un piccolo mondo a sé, con la paura di aprirsi davvero agli altri.

Mi piace perdermi tra le viuzze che sprigionano romanticismo… da cariarsi i denti… finirò questi mesi con un diabete lancinante! I bistrot pieni di musica, il jazz a qualsiasi ora del giorno, le parigine (le ragazze, non le calze!) di un’eleganza semplice e mai sfacciata. E poi i pranzi etnici, i tetti grigi e le ore passate a leggere e scrivere.

Sto piano piano crescendo, ma non da sola. Non è un’esperienza Erasmus, ma un modo per cercare di dipanare tutti i miei dubbi sul mondo del lavoro. Con la consapevolezza che c’è Altro a soddisfarmi veramente…

Ecco il primo fotoblog Gaiottela 🙂

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I just need some relief

No pressure from outside.
If you really love me (and then you really know who I am and how I behave), just let me free.
Just let me be me.
Don’t tell me what to do. Don’t look for me all the time. Don’t call me on the phone. Don’t hurry me up. I’ve got a war in my entrails. I just need peace outside of me.
Friends are always there for me, with my ups and my thousand downs.
Friends are with me even if they are miles and miles away.
Friends are this precious gift God gave me as my big relief.

Words on my mind

Oggi non ho voglia.

Mi perdo nelle parole. Cerco di dipanarne i fili contorti, attorcigliati l’uno all’altro. Provo a dare ad ogni frase una propria collocazione nella realtà. Vorrei far aderire l’astratto delle sillabe all’imprecisione delle cose.

Scrivere mi viene naturale. Come parlare in inglese. Tutto il resto, invece, è estremamente complicato.

Le parole scorrono dritte dal cuore alla testa, senza filtro passano dalla mia anima all’aria, alla carta, alla tastiera del computer.

Come adesso… Scrivo di getto, senza connessione, senza logica, senza criteri narrativi.

La libertà delle parole è impagabile.

Le schwa mi risuonano nel palato e sono suoni che sento davvero miei. Y e J sono più dolci nelle mia bocca e per pronunciare il TH i denti fanno il solletico alla mia lingua.

L’inglese è la lingua in cui posso raccontarmi. Parlo e canto. L’inglese è la lingua della mia voce.

L’italiano è la lingua dei miei pensieri più profondi impressi sulla pagina bianca. Amo lasciare il segno. Lasciare un’impronta di me.

Oggi non ho voglia di correre. E allora non corro più.

Ho sentito sempre un grande peso sulle mie spalle. La responsabilità di rendere ogni secondo della mia vita un “momento produttivo”. Non devo sprecare nulla, non devo lasciare che il tempo scorra via senza averlo sfruttato al massimo. Seize the day, you know

Ho riempito ogni attimo della mia vita di parole. Quelle scritte, quelle parlate, quelle semplicemente lasciate roteare nella mia testa fino a diventare macigni pesanti.

Amo scrivere. Amo leggere.

Amo chi ama scrivere e leggere.

Ma vivo il dolore della scissione. Le parole non corrispondono al vero. La realtà non è così perfetta come un racconto, le relazioni umane non sono così belle come le lettere d’amore. Adoro l’imperfezione, sì, ma a volte è difficile vedere come i mondi che creo e che sono creati con le parole siano lontani anni luce dalla Terra.

Lotto per mostrare quanto di buono ho dentro, nascosto dietro gli occhi di ghiaccio, le gote che arrossiscono e i lunghi silenzi (in italiano!) che mi contraddistinguono.

Ho il mondo dentro da regalare.

Ma oggi non ho voglia di lottare.

Non ho voglia di sbattere contro i muri che le persone erigono davanti a sé. Non scalfirò mai le barriere di chi non ha i miei stessi sogni.

E allora oggi non corro.

Sogno il mio mondo. Sono sdraiata sull’erba di Central Park, sulla sponda del Reservoir che dà sul Guggenheim. Sento parlare in inglese tutto intorno a me. Scrivo pagine e pagine in italiano su un quadernetto comprato nell’Upper East Side.

Aspetto. Non ci sono traduzioni da fare. Non ci sono e-mail a cui rispondere. Non ci sono parole che desidero dagli altri e che non arrivano mai….

Ci sono io. E le mie parole. Solo io, solo le mie parole.

L’immaginazione, il cuore che batte per le realtà che creo nella mia testa. Le mie aspettative, non quelle degli altri.

Sono io a vivere di pura fantasia. Senza pressione e senza dover dimostrare nulla a nessuno.

Sono serena perché il mondo che creo è un mondo pulito, senza meschinità. È la serenità di chi è consapevole di vivere seguendo degli obiettivi sani.

Oggi non corro e assimilo due nuovi valori.

PAZIENZA

SPERANZA

Sto bene.

Aspetto e non inseguo più. Il mondo vero, lontano dalle mie parole, non mi capirà… Non tutti capiranno. Ma chi ha i miei stessi sogni dipanerà insieme a me i fili attorcigliati delle mie parole. Scriverà insieme a me il racconto più bello.

Scrivo queste mille parole confuse ascoltando un brano che è puro amore per le idee: The very thought of you

Perché io amo le idee, ciò che la mia mente fa indossare agli altri. Idee fatte di parole… Non sempre di verità.