Il tormentone!!!

Questa canzone è stata la colonna sonora della mia estate 2oo8.

Passa il tempo, ma è sempre troppo bella, yo! Mi ci ritrovo troppo.

Non mi rompete. Poche chiacchiere. Passiamo ai fatti!

Dò forse un’immagine sbagliata di me, ma non sono affatto un tipo impegnativo. Vivo giorno per giorno, prendendo quel che capita. Cerco la leggerezza!!!

Ecco, io sono proprio come questa canzone! Va bè… sono astemia… ma il concetto è quello, dai.

Il “per sempre” mi mette l’ansia. Il futuro è solo una parola.

Carpe diem, eh carpaga? 😛

Grandi Mr Pink, che, oltre tutto, sono dei bei citti 🙂

(In ordine: Lava, Turko, Sesi, Cione)

Vella Donna (Bacca)

Taci almeno una mezz’ora

E bevi tutta la tua birra

È tutto il giorno che ti sento

Dare voce a quella fogna

Chiudi un poco quella bocca

E smetti almeno di parlare

Solo e continuamente

Male di me

Rit.
Provaci un momento

A vivere in silenzio

Provaci anche tu

A sentire il senso

Di quello che gli altri

Dicono di te

E non usare la tua lingua

Sempre e solo per parlare

Taci almeno un’ora intera

Voglio un’altra birra ancora

Per placare la mia sete

Voglio un attimo di quiete

E cogli un’occasione vera

proprio per tappar la bocca

E non parlare ancora e sempre

Male di me

Rit.

La canzone: velladonna (bacca)

Finito il campionato! Io e il calcio…

Sono sempre stata il maschiaccio di casa. Tra due sorelle bamboline, curate e truccate, io mi distinguo per guardaroba da hip-hopparo di serie B e portamento non proprio fine. Quella povera minoranza etnica del mi’ babbo, unico uomo fra quattro donne, non poteva che trovare in me un valido supporto. Così, dai dieci anni in poi, ha cominciato a portarmi alle partite: Arezzo, Foiano in Eccellenza, Fiorentina in ritiro. Un anno siamo andati pure in Valle d’Aosta a vedere i ritiri di Inter e Juve. Facevo giocare a calcio pure le barbie. A tredici anni sapevo tutte le regole calcistiche, persino il fallo da ultimo uomo con conseguente espulsione. Le estati senza campionato, Europei o Mondiali, erano le più brutte. Avevo una crisi d’astinenza tale da sentirmi bene solo con il trofeo Birra Moretti. Poi, la svolta. 14 maggio 2000. Sul Curi si abbatteva una pioggia torrenziale. La Juve, 70 punti in classifica, si giocava a distanza lo scudetto con la Lazio. Un patema atroce. Da una parte del divano il mi’ babbo-gufo, dall’altra io-“gobba”. Davanti a noi, la tavola imbandita per festeggiare quello che doveva essere l’imminente scudetto. E invece no. Gol di Calori e la rabbia mi va alla testa. Incazzata nera, prendo una pesca e la lancio contro il muro. Non l’avessi mai fatto. Un quadro si rompe, il muro si sporca e la mia passione per il calcio finisce. La mi’ mamma me ne dette così tante, ma così tante che decisi che il calcio mi aveva annebbiato la testa abbastanza. Sport troppo violento. Da allora non guardo molto le partite. I calci al pallone mi ricordano troppo quelli di mia madre sul mio culo. Poi gli scandali della Juve, dal doping a Moggi. Troppo schifo per rischiare la pelle. In fondo, lo sport non mi si addice per niente.

Patti chiari…

Allora… vedevo le star come grandi persone, miti inarrivabili bla bla bla
Poi un anno di lavoro nel “settore”, e speranze musicali mandate un po’ a puttane…
Non mi piace questo modo di concepire la musica perché commerciale, politico, ‘na merda proprio…
Io sono una persona semplice. O meglio. Sono talmente incasinata, piena di problemi che cerco sempre la semplicità. Quando sguazzi nella merda, cerchi prima di tutto l’acqua, mica il profumo… Non so se mi spiego.
Voglio una famiglia, una persona che mi voglia bene al mio fianco, fare le cene a casa con gli amici, parlare inglese, cantare sotto la doccia o magari in una stanzetta solo per chi mi vuole bene.
Un cd? Un tour? Gli Mtv Awards? Me ne fotto proprio.
E un libro mio pubblicato? Bha… non è poi così importante.
Voglio una cazzo di casa in cui poter tornare la sera dal lavoro senza angoscia. Home sweet home.
Tutte le altre cose per me hanno un significato relativo.
Oggi ho fatto l’interprete per Patti Smith. A parte il fatto che riascoltandomi in tv sono stata davvero pessima…. Madò, come parlo male… Che vergogna… Anyway, mentre tutti mi hanno detto: “che figata, oddio che bello ecc ecc”, non c’è proprio paragone con quelle che per me sono le cose importanti…
Vuoi mettere le serate del Plug&Play passate con gli amici sto weekend? O il pomeriggio passato al parco con la Giulaia? O lì sulla panchina noi soliti quattro davanti a casa della Gaia…
Insomma, ASPETTO LA RIVINCITA, CAZZO!!!!
Mi prenderò quello che il dolore mi ha tolto, porca maiala. Mi ci metto di impegno!
Questi mesi a Firenze e le nuove persone che ho conosciuto mi hanno dato stimoli in più.
Vado avanti. Stringo i denti. E vaffanculo al mondo dei lustrini!
Patti Smith & Bu

La mia tesi pubblicata

9780593056318
Sono ironica, dissacrante, TREMENDA.
Non potevo che fare la tesi su un autore estremamente scorretto e cazzone. Un grande!
La mia relatrice, altrettanto una grande, una donna con le palle per intendersi (a soli 30 anni insegna già all’università!) mi ha aiutato con la traduzione e ora la mia tesi è pubblicata nel JOURNAL OF INTERCULTURAL COMMUNICATION.
Eccola: http://www.immi.se/intercultural/

Ne parla lo stesso Stephen Clarke: http://www.stephenclarkewriter.com/news-stephen-clarke.php

Innamorata… dell’idea…

Why don’t you fall in love with me?

Semplice.
Mi sveglio accanto a te che dormi ancora. Su un fianco, con la bocca aperta e il respiro rumoroso. Mi viene troppo da ridere. Non riesco più ad addormentarmi. Voglio stare a guardarti e ogni minuto di sonno è tempo senza di te.

Non parliamo di niente. Non ce n’è bisogno. Mi metto in un angolino della tua stanza, con la finestra che dà sulla città e comincio a cantare. Abbraccio la chitarra e sono le note a dire quello che provo per te.
Ti guardo ancora e mi sento bruciare…

Why don’t you fall in love with me?

Esco e non ti chiamo. Esci e non mi mandi nessuno messaggio. A noi non frega niente di queste smancerie. Non farmi mai dei regali perché non mi piacciono queste cose. Sai, i miei mi davano dei soldi e mi dicevano: “cavati dalle palle”.
Io odio comprare, festeggiare le ricorrenze… Io voglio solo stare con te.
Semplice.

Non ho bisogno di chiamarti tre volte al giorno per sapere che ci sei. Ho bisogno solo di guardarti un attimo e allora mi sento forte.

Why don’t you fall in love with me?

Impegnarsi? Storiella? Botta e via? Fidanzamento?
Che palle le etichette.
Stammi vicino. Baciami. Abbracciami.
Me ne frego del resto.
Sai, mi sono innamorata dell’idea di te e me…
E non ti guardo. E non ti parlo. E non ti saluto. Perché sei è un’emozione così forte che mi sovrasta fino a farmi piangere.

Why don’t you fall in love with me?

Why Chez Bu?

Well, every respectful beginning must get you into the general idea of the whole aim of a project. To be simple and clear, you cannot follow this blog if you don’t know who is behind this html language.
Chez Bu is a couple of words which sum up my origins, i. e. who I am. My mother is half French and, in this sense, I’ve always liked the condition of ambiguity an immigrant lives. Being someone elsewhere than your country is scaring and fascinating at the same time. Moreover, the preposition chez reminds of restaurants and food is one of the few pleasures of life I’m fond of. The other word, Bu is just my nickname. It comes from butriona, a dialectal term which in Arezzo, my town, refers to a fat peasant who is strictly bounded to her fields. Actually I love my town and Tuscany in general: I’ve got a deep esprit de clocher.

That’s just a brief explanation of the title of this blog where I will put all my articles on music that I publish in Italian in the website Rockit and that I will translate here into English.