London Calling Part II

London calling to the faraway towns
Now war is declared – and battle come down
London calling to the underworld
Come out of the cupboard,you boys and girls
London calling, now don’t look to us
Phoney Beatlemania has bitten the dust
London calling, see we ain’t got no swing
‘Cept for the ring of that truncheon thing

London Calling, The Clash

London Calling Part I

The ice age is coming, the sun is zooming in
Engines stop running and the wheat is growing thin
A nuclear error, but I have no fear
London is drowning-and I live by the river

London Calling, The Clash

Is this freedom?

SLAVES OF THE SOCIETY

We are slaves of the society
Speeches full of banalities
We squander our ability
Integrity, complicity
We are slaves of the society
Ready to sell our soul
At the cost of a ball
Our men with call girls
Our mothers all alone
We are slaves of the society
Trading feelings for fame
Thinking it’s not a shame
Not bearing our blame
Thinking it’s the same
We are slaves of the society
Ignorance as culture
Fashion as self-expression
Murders as wins
Politics as ambition
We are slaves of the society
We count sins as money
Show friends our trophies
They are only vanity and honey
We are graduate monkeys
We are slaves of the society
Expensive cars but cheap feelings
Unpicking, sewing, destroying, sewing
We pretend to be unfailing
But we are so unfeeling
We are slaves of the society
We lie cause it’s fashionable
Carve our illusion table
We think we are charitable
But it’s so debatable
We are slaves of the society
Right people in the prisons
And we alter the sun and the seasons
We kill our relatives
Cause it’s not so negative
We are slaves of the society
Drug addicts on the streets
And we own villas and ships
All we need is a big shift
Not fighting with swords and shields
We are slaves of the society
It sucks our energy
We gotta claim against it
This system freeze our love
It’s not freedom
It’s a mistake

L’arte di essere imperfetti

Ho un’estrema paura dell’Uomo.
Mi avvicino all’Altro stando sempre bene in guardia. Fin da piccola ho dovuto diffidare persino del mio stesso sangue…

Eppure amo ciò che l’Uomo produce, con le sue piccole, bellissime imperfezioni.

Ajax e mysql. Vedo il mio datore di lavoro scrivere stringhe, correggerle, ricontrollare ogni apice e parentesi. E da ogni errore nasce una nuova idea. Si crea passo dopo passo un piccolo gioiello -a me carissimo- del web. Prove su prove per raffinare la query; stopwords che si aggiungono per restringere le entries; codici da copiare e incollare in un quadro di colori a 18 bit.

Violino. La mia maestra di piano si reinventa. Da un po’ si è dedicata a questo nuovo strumento. Improvvisa e mi fa sentire in estemporanea i brani che sto studiando al piano, riprodotti da corde e archetto. Cerca il suono pazientemente. Sbaglia, si corregge, produce un suono nuovo. Dall’imperfezione scaturisce un attimo di sospensione. Siamo entrambe in attesa. Come verrà la prossima nota?

Lauryn Hill. Ascolto “I get out” da uno dei cd più belli che abbia mai fatto ingoiare al mio computer, un unplugged che è stata la colonna sonora di periodi bui e momenti più sereni. A un certo punto, un po’ dopo il primo minuto, Lauryn si blocca. Si è dimenticata il testo. Una pausa bellissima. Un sorriso e si comincia di nuovo. In quel silenzio imbarazzato c’è tutta la preziosità di questo brano.

Ho un’estrema paura dell’Uomo, ma amo la sua arte. Amo le stonature in una canzone cantata con le lacrime agli occhi. Amo i ritmi sbagliati per la troppa foga, gli accordi “scazzati” per distrazione o solo per timore. Amo gli errori di scrittura, le sviste, le lettere digitate male sulla tastiera.

Amo i prodotti dell’Uomo perché ne mostrano la fragilità.

Il vero artista è fallace, debole, sensibile.

L’Arte rende l’Uomo nudo, semplicemente vulnerabile.

Femminismo alla Giapponese 小悪魔

C’è una parola giapponese che indica quella fetta di tutta la razza maschile che non tollero : 小悪魔, i koakuma, i “ragazzi diavolo”. 
Usato prima per apostrofare le donnine dai facili costumi, ora in Giappone questo termine è utilizzatissimo dalle più giovani per indicare i dongiovanni.
Stuoie di ragazze ai loro piedi, aria sorniona, forse un po’ tamarri, forse solo superficiali, i koakuma sul pianeta sono sempre di più.
Ce ne sono ovunque. Il problema è che si confondono… Pensi che siano bravi ragazzi, con la testa a posto, creativi e gentili. Invece, tonf! Li vedi provarci con qualsiasi femmina che respiri, ma che sia rigorosamente al di sotto di una taglia 42. Le sbarbine insomma…
D’altra parte ha ragione la mi’ mamma quando dice che “gli uomini sono maiali perché le donne sono troie”. Insomma, di tutte ‘sti suini io farei volentieri una carneficina: salumi a gogo, gente!

Per adesso mi consolo rileggendo per l’ennesima volta questo shojo 少女:

Koakuma Cafe
di Aya Oda
Star Comics