IM: what a communication expert ! :-D

The website of my second PhD project is online.
Communication is what I like: sharing, using new media, writing, just be in contact with others.
The web is such a powerful resource! But it can be dangerous (I think social networks like Facebook can really falsify human relationships).
Especially for me that I live abroad, the Internet is essential to keep in touch with my friends and family, but eye contact, touching, hanging out together is much more better!
You cannot communicate if you simply do not love 🙂

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A bigger heart to become more mature

Paris, 29th September 2013

This is a really rough draft of a song which just came up to my mind half an hour ago. I needed to sing it and record it immediately. Just to erase all bad thoughts from my head. Singing purifies my mind. And music is my instrument to share and truly perceive life and its beauty. When I’m sad, music heals my wounds. I do not know where I’m heading to, but music will be there, that is for sure.

Sorry, it’s not a beautiful recording, my voice is not always on tune and I cannot play guitar that well. But I sing with my heart and try to open it up to all people surrounding me.

My little Paris

Che mi piace di Parigi?
Forse il fatto di avere la sensazione di essere sempre in vacanza. Anche quando corro per i tapis roulant di Châtelet perché sono in perenne ritardo o passo mezz’ore e mezz’ore in fila alla cassa del supermercato.
Mi piace quando esco dal lavoro dopo le 9 di sera e ancora c’è luce e la gente tutta imbellettata se ne va a fare l’aperitivo. Mi piace camminare lungo la Senna e ritrovare in questo fiume qualche analogia con la mia Firenze.
Cammino quasi ballando, con il cielo sempre grigio che rende malinconici e un po’ retrò tutti questi palazzi. Mi piace il fatto di essere straniera in un posto dove nessuno ha patria.
Mi piace pensare che tutte le aspettative che ho sempre avuto in qualche modo qui sono realtà. Comincio a credere che non devo sperare in momenti migliori, perché il mio momento migliore è già adesso. Con tanti amici che mi vogliono bene, qui e a casa mia.
Perché in fondo il mio cuore è tutto italiano.

Una canzoncina per la mia Parigi: ASCOLTA

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Fête de la musique

Paris 21 Juin 2012

Je vis de musique, qui est plus nourrissante que tout autre aliment.
Une belle assiette de notes à partager avec les amis, autour d’une table de guitaristes, batteurs, pianistes, chanteurs …
Une fois que l’on savoure une mélodie, on ne peut plus arrêter d’en manger, mesure après mesure.
Je ne peux pas expliquer cet amour. Il te donne de l’énergie quand tout semble s’effondrer.
C’est un amour qui part de ton estomac, une chose si puissante qu’elle doit sortir.
Je chante dans la rue, dans le métro, ici à Paris, où personne ne me connaît.
Mes écouteurs dans mes oreilles, je sors tous les bruits enfermés dans mon coeur.
La musique n’a pas de langue et chanter en anglais, en italien ou en français est pour moi donner une voix à toute cette énergie qui est en moi.

La musique est l’Amour que j’ai pour Jésus, le seul grand amour qui a du sens pour moi, et où l’amour pour mes sÅ“urs et mes amis se canalise.


Vivo di musica, più nutriente di qualsiasi altro cibo.
Un bel piatto di note da condividere in compagnia, attorno a una tavola di chitarristi, batteristi, pianisti, coristi…
Una volta che assapori una melodia non puoi più smettere di mangiarne, una “battuta musicale” tira l’altra.
Non lo puoi spiegare questo amore. Ti ritira su quando proprio tutto tutto va nel peggiore dei modi.
Ti parte dallo stomaco ed è una roba così potente che deve uscire fuori.
Mi metto a cantare per la strada, in metropolitana, qui dove nessuno mi conosce.
Con le cuffie nelle orecchie butto fuori ogni suono chiuso nel mio cuore.
La musica non ha lingua e cantare in inglese, italiano o francese è solo dare voce a tutta quell’energia che è dentro di me.

La Musica è l’Amore che ho per Gesù, il solo Amore grande che ha senso per me e dove l’amore per le mie sorelle e i miei amici confluisce.

Une nouvelle chanson – CLOSER

Arezzo 2012 – Parigi 2013

Un canzone sulla necessità di stare vicini. Chilometri di distanza, geografici e reali. Ma anche lontananza nel cuore e nella testa.

Nel millennio del disimpegno, una richiesta di amore e valori.

Scritta in un capodanno di solitudine aretina e arrangiata in un sabato di amicizia parigina qui alla Cité U.

Grazie a Peppe e Guido!

open-mic-18jan2013

CLOSER

Times have changed they say
But I’m a woman of the past
I want you to make the first move
Why don’t you make the first move?

Need the values I can’t see
They’re values of the past
I want you to be a man
Why aren’t you a strong man?

Why don’t you come a little closer and show me what love is?
Why don’t you come a little closer and tell me what love is?
Why don’t you come a little closer and show me what love is?
Why don’t you come a little closer and tell me what love is?
Why don’t you come a little closer and show me what love is?
Why don’t you come a little closer

You have just run away
Maybe frightened by my past
I wanted you to be profound
Why weren’t you deeper?

Can’t stand randomized life
You were a valued man
I wanted you to meet my fears
Why did you  go away?

Why don’t you come a little closer and show me what love is?
Why don’t you come a little closer and tell me what love is?
Why don’t you come a little closer and show me what love is?
Why don’t you come a little closer and tell me what love is?
Why don’t you come a little closer and show me what love is?
Why don’t you come a little closer

I’m there, I’m starving, I’m needing this love
You’re there, you’re needing, you’re bleeding this love

Il Natale dei bambini – Noël des enfants

Paris, 8 Décembre 2012

ilariacorociup

Con la Chorale della Cité Universitaire dove risiedo in questi 6 (8, 10, 12?) mesi parigini abbiamo realizzato uno splendido piccolo concerto di Natale. Un’esperienza toccante… la musica è il dono più grande che arricchisce e dà senso alla mia vita.

Tra i canti intonati da noi, oltre 80 apolidi di base ora a Parigi, una perla di Debussy, Noël des enfants qui n’ont plus de maison, cantato solo dalle donne (soprani e contralti) a voler imitare le voci bianche dei bambini.

Un canto che è una riflessione sulla crudeltà degli adulti nei confronti dei più piccoli. L’innocenza che si scontra con la violenza, bambini costretti a diventare grandi. Guerra, vendetta, desolazione…

Sono stata poco bambina io… Sono cresciuta in fretta. So sulla mia pelle che bisogna dare a ogni anno della propria infanzia il giusto valore.

Ai bambini, che amo. Degli angeli qua sulla terra che mi hanno salvato! 🙂

Notes: nella prima parte del video, il Maestro Italo Marchini spiega il testo di Debussy recitato poi da due bambini. La performance del coro inizia al minuto 4:41

Noël des enfants qui n’ont plus de maison

Nous n’avons plus de maisons!
Les ennemis ont tout pris, tout pris, tout pris,
Jusqu’à notre petit lit!
Ils ont brûlé l’école et notre maître aussi.
Ils ont brûlé l’église et monsieur Jésus-Christ!
Et le vieux pauvre qui n’a pas pu s’en aller!
Nous n’avons plus de maisons!
Les ennemis ont tout pris,  tout pris, tout pris,
Jusqu’à notre petit lit!
Bien sûr! Papa est à la guerre,
Pauvre maman est morte
Avant d’avoir vu tout ça.
Qu’est-ce que l’on va faire?
Noël! petit Noël! n’allez pas chez eux,
N’allez plus jamais chez eux,
Punissez-les!
Vengez les enfants du monde!
Les petits Syriens, les petits Maliens,
Et les pauvres petits Afghans aussi!
Si nous en oublions, pardonnez-nous.
Noël! Noël! surtout, pas de joujoux.
Tâchez de nous redonner le pain quotidien.
Nous n’avons plus de maisons!
Les ennemis ont tout pris, tout pris, tout pris
Jusqu’à notre petit lit!
Ils ont brûlé l’école et notre maître aussi.
Ils ont brûlé l’église et monsieur Jésus-Christ!
Et le vieux pauvre qui n’a pas pu s’en aller!
Noël! écoutez-nous, nous n’avons plus de petits sabots:
Mais donnez la victoire aux enfants du monde!

Un nuovo libro? Keeping my fingers crossed

ImageVorrei fare la scrittrice, vorrei fare la ricercatrice, vorrei fare la maestra d’inglese alle elementari, vorrei insegnare canto ai bambini, vorrei fare la giornalista, vorrei tradurre libri, vorrei pubblicare i miei di libri, vorrei fare la cantante, vorrei salire sul palco e riempire di pace gli occhi del mio pubblico…

Vorrei, vorrei… vorrei serenità, vorrei dare un senso unico al mio essere…

Tra i miei mille “vorrei” c’è però un desiderio sovrastante, una preghiera che lascio nelle mani di Chi mi Ama oltre le mie aspettative, con una forza che neanche so immaginare.

Vorrei essere svegliata la domenica mattina dai miei bimbi che saltano sul nostro letto. Hanno cercato di prepararci la colazione e ora il latte scorre tra le mattonelle della cucina. Facciamo finta di essere arrabbiati e poi li ricopriamo di baci. Si scansano e corrono in camera a cercare i loro vestitini della Domenica. Ci si veste più eleganti la Domenica perché è la Sua Festa e bisogna renderGli il giusto omaggio.

Andiamo a Messa e i bimbi stanno fermi a fatica. Si mettono sugli scalini dell’altare e cominciano a ridacchiare mentre guardano la gonna del prete. Un sorriso dolce sotto la barba arcigna. Poi andiamo dai nonni a pranzo. A casa loro, dai suoceri. C’è anche il mio babbo oggi, questa volta è il mio turno. Dedica una domenica al mese a ciascuna di noi tre sorelle. L’ultima domenica del mese ci ritroviamo tutti e quattro con le rispettive famiglie. La mamma è con noi. È accanto a me ogni giorno. I miei bimbi la conoscono tramite i miei occhi chiari, il mio sorriso, i miei fianchi larghi e il senso del dovere. Devo tutto a lei: la mia forza e la mia pacatezza, la mia insicurezza e le mie fragilità.

I bimbi dormono davanti ai cartoni della domenica e io e te ci lasciamo finalmente coinvolgere nelle chiacchiere degli adulti e ci prendiamo il nostro spazio. La nostra famiglia siamo io e te prima di tutto. Sei tu la mia famiglia adesso. I bambini sono un dono non esclusivamente nostro. Sono un regalo per il mondo. Mi sposterò sempre ovunque tu sentirai il bisogno di andare. Ho messo finalmente radici. Affondano nel tuo cuore, le senti? Ho messo via la valigia perché tutti i sogni che vi avevo riposto sono adesso ordinati nei cassetti dei mobili della nostra casa. Sei pace e rabbia. Sei la mia quotidianità, sale e zucchero per me che per troppo tempo ho mangiato la vita senza assaporarla.

Vorrei… Vorrei la normalità che non è mai banalità. La vita è un filo che a volte si annoda stretto. Puoi districarlo se riesci. Ma alcuni nodi rimangono per sempre e arricchiscono le tue fibre. Tanti nodi alla fine rendono il tuo filo più difficile da spezzare.

Vorrei.. vorrei… vorrei che l’ossessione di essere felice non mi impedisse così tanto di trovare la gioia di quello che già ho. E che è davvero tanto.

Vorrei continuare a indagare, a scavare, a cercare e ricercare. Il mio cuore troverà pace prima o poi, ma solo Tu potrai togliermi tutta questa sete…