Fête de la musique

Paris 21 Juin 2012

Je vis de musique, qui est plus nourrissante que tout autre aliment.
Une belle assiette de notes à partager avec les amis, autour d’une table de guitaristes, batteurs, pianistes, chanteurs …
Une fois que l’on savoure une mélodie, on ne peut plus arrêter d’en manger, mesure après mesure.
Je ne peux pas expliquer cet amour. Il te donne de l’énergie quand tout semble s’effondrer.
C’est un amour qui part de ton estomac, une chose si puissante qu’elle doit sortir.
Je chante dans la rue, dans le métro, ici à Paris, où personne ne me connaît.
Mes écouteurs dans mes oreilles, je sors tous les bruits enfermés dans mon coeur.
La musique n’a pas de langue et chanter en anglais, en italien ou en français est pour moi donner une voix à toute cette énergie qui est en moi.

La musique est l’Amour que j’ai pour Jésus, le seul grand amour qui a du sens pour moi, et où l’amour pour mes sœurs et mes amis se canalise.


Vivo di musica, più nutriente di qualsiasi altro cibo.
Un bel piatto di note da condividere in compagnia, attorno a una tavola di chitarristi, batteristi, pianisti, coristi…
Una volta che assapori una melodia non puoi più smettere di mangiarne, una “battuta musicale” tira l’altra.
Non lo puoi spiegare questo amore. Ti ritira su quando proprio tutto tutto va nel peggiore dei modi.
Ti parte dallo stomaco ed è una roba così potente che deve uscire fuori.
Mi metto a cantare per la strada, in metropolitana, qui dove nessuno mi conosce.
Con le cuffie nelle orecchie butto fuori ogni suono chiuso nel mio cuore.
La musica non ha lingua e cantare in inglese, italiano o francese è solo dare voce a tutta quell’energia che è dentro di me.

La Musica è l’Amore che ho per Gesù, il solo Amore grande che ha senso per me e dove l’amore per le mie sorelle e i miei amici confluisce.

Velkommen til Oslo

Oslo, 14-18 Juin 2013

My head never rests.The cold sea So many thoughts, so many ideas.
Worries replaced by new hopes.
Things I am accepting and things I can try to amend.
I’m finding unexpected sources of enthusiasm.
Restlessly working for building up my future.
Thinking what is mine should always be shared.
I’m not alone and never will be since my Love is within me.

My body is always a heavy weight on my soul.
I’m not as beautiful as Norwegian girls. I’m not as elegant as Paris women. I will never be that perfect.
But I’m learning that no photo can capture the beauty I hide inside me. And the mirror cannot reproduce my inner thoughts.

Norway made me face my insecurities and strengthen my love for the mind, to the detriment of the body.

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L’amitié n’a pas de frontières

Paris, 6-12 Mars 2013

Si cresce con l’idea hollywoodiana che l’amore sia una roba che ti prende lo stomaco e ti fa volare metri sopra terra. I libri ti raccontano fin da piccola che sei destinata a un principe azzurro che guarirà le ferite del tuo passato, coccolandoti, semplicemente rispettandoti. E speri che prima o poi sia il tuo turno, che t’inviterà prima o poi qualcuno a cena, aprendoti la porta del ristorante e stringendoti la mano a tavola.

La vita però ti insegna che l’amore tra uomo e donna è complicato, incasinato, lontano anni luce dalle storie sdolcinate dei film.
Si esce con più ragazze contemporaneamente, s’inorridisce al pensiero di impegnarsi un po’ di più in una relazione, si trattano le donne come fossero dei compagni di bagordi. Perché la parità dei sessi vuol dire che a tavola si può ruttare anche se c’è una ragazza, al limite si farà a gara con lei, no?

Ma la vita t’insegna anche che esiste una forma di amore razionale che davvero può superare ogni distanza, spaziale e temporale. L’AMICIZIA, quella vera, solida, addirittura ventennale (quanto siamo vecchie Gaiottela!) resiste anche in due continenti diversi, dall’America Latina all’Europa. Un anno lontano, senza vedersi, solo parlandosi su Skype e per e-mail, è volato così… Rincontrarsi come se non fossero mai passati questi 14 mesi…

Vent’anni è praticamente tutta la nostra vita, Gaiottela… Quanto abbiamo condiviso insieme… e quanto hai saputo confortarmi nel dolore. Non sono sola. Mai.

Gli uomini, l’innamoramento, gli abbagli passano.

L’amore che ha la forma dell’AMICIZIA resta per sempre, in forme mutevoli, ma sempre sempre ancorato lì.

ilaria gaia tour eiffel

Siblings – Sœurs – Sorelle

Paris, 28 Février – 3 Mars 2013

Vorrei essere un buon esempio. Un modello da seguire. Vorrei poterti dare tutti i consigli che la mamma ti avrebbe suggerito. Vorrei essere forte e rappresentare per te una roccia come l’Anna lo è per me. La nostra seconda mamma, il nostro baluardo 🙂
Ma sono fragile, lo sai. Sono cuore e testa in subbuglio.
Eppure ho la certezza che vedermi serena qui, in questa splendida città, ti ha fatto capire che posso esserti paradossalmente più vicina in un’altra nazione. Sto trovando piano piano la mia strada, che poi, come sai, è la Sua strada.
Grazie Claudina, ti voglio bene!
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I’d love to be a good example. A model to imitate. I’d like to give you all the comfort our mum would have given you. I’d like to be strong and a stable point for you as well as Anna is a certainty for me. Our second mother, our rock 🙂
But I’m fragile, you know it. I’m a messed up heart with a messed up head.
However, I know for sure that seeing me happy here, in this wonderful city, made you understand I can actually be closer to you than in our town. Little by little I’m finding my own path, which is, you’re aware of it, His path.
Thank you Claudina,  I love you!
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Je voudrais te donner un bon exemple. Être un modèle à suivre. Je voudrais te donner tous les conseils que maman aurait pu te donner. Je voudrais être forte et représenter pour toi une roche comme Anne l’est pour moi. Notre deuxième maman, notre “rempart” 🙂
Mais je suis fragile, tu le sais. Coeur et tête toujours en confusion.
Par contre je suis sûre que le fait de me voir tranquille ici, dans cette ville magnifique, t’a fait comprendre que je peux paradoxalement être plus proche de toi dans une autre nation. Je suis en train de trouver peu à peu ma route qui, tu le sais, est Sa route.
Merci Claudina, je t’aime!

ila-clau-parigi

Suspension of Disbelief

Paris, Février 2013

Fino ai 18 anni ho sempre sognato di fare l’architetto. Misurare, disegnare, inquadrare ogni ambiente, mettere ogni muro al posto giusto, calcolare millimetricamente ogni stanza.

Adoravo la matematica.
Prendevo sempre 10 al liceo. Mi piaceva troppo svolgere gli esercizi e risolvere i problemi. Facevo i compiti a casa in un batter d’occhio, con tv accesa e sorelle chiassose per il salotto. Bastava applicare delle formule e tutto tornava.
Adoravo davvero la matematica.
Solo certezze e risultati stabiliti. Risposte senza dubbi.

Poi ho scoperto un mondo nuovo. Ho cominciato ad amare le parole, a fare della scrittura il mio universo parallelo. Alla razionalità quadrata e perfetta della mia cara matematica, si è aggiunta l’astrattezza immaginifica dei racconti scritti su file in cartelle segrete del computer, e dei testi delle mie canzoni.
Risposte vaghe, senza limiti. Alla faccia degli asintoti…

Alla realtà pratica dove ogni cosa ha la sua collocazione, si è sommata, poi sottratta, poi moltiplicata e infine divisa la fantasia. Ho cominciato a sognare e a scoprire che nella testa e nel cuore tutto ha un sapore più bello.
I pensieri, le idee, i sentimenti… tutto è perfetto, ma mai finito. Tutto è sconfinatamente spiazzante.

Mi lascio andare in questo inizio d’anno. Lascio che le cose passino e mi sfiorino. Io che tengo tutto sotto controllo, semplicemente mi affido. Gennaio è passato, Febbraio è agli sgoccioli… ancora alcuni mesi qua a Parigi.
Non mi ostino più. È passata la mia testardaggine: “lotto sempre per quello che voglio“. Inutile combattere contro i mulini a vento. Ogni cosa torna come un bell’esercizio di matematica se è logico che vada a finire così.

Resto sospesa. Senza risposte.
Senza più richieste.
Quello che è Bene per me, ritornerà prima o poi.

Parigi, tra métro e cucina

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Prendo la métro ogni giorno. Anche salendo sullo stesso vagone allo stesso orario ogni mattina e ogni sera da cinque mesi ormai, non mi è capitato ancora d’incrociare gli stessi volti.
Ogni giorno è una vita nuova qui a Parigi.
Mi spaventa e mi affascina tutta questa immensa umanità. Mi siedo su uno strapuntino e snocciolo il Rosario per tutte le persone che viaggiano con me.
Stiamo condividendo uno spezzone della nostra giornata…
Prego per il tizio avvinazzato che puzza di solitudine e incuria. E prego per la ragazza in tailleur, truccata alla perfezione per coprire le occhiaie. A che fermata scenderanno?
C’è un mondo che non conoscerò mai, che posso solo immaginare e che anzi va oltre la mia immaginazione.
Chissà se in una métro della linea 1 potrebbero starci tutte le persone che ho incrociato nella mia vita. Forse la gente se ne starebbe schiacciata come sardine dentro la mia métro personale. Respirebbero la stessa aria chiusa i miei compagni dell’asilo e i colleghi dei miei tanti lavori; i ragazzi che mi sono piaciuti e quelli a cui sono piaciuta io; le persone che ho conosciuto e che non saluto più e quelle a cui vado incontro appena le vedo per abbracciarle.
È iniziato un nuovo anno e qui nella Maison le stanze vuote saranno presto riempite da gente altrettanto nuova. Gente che salirà forse sulla mia métro personale.
È bello conoscere mondi sconosciuti, occhi diversi. Sono estremamente curiosa, un’attenta osservatrice.
Ma mi rimane sempre dentro uno strascico di malinconia.
Perché incontrerò tante persone, ma solo da poche so che vorrò farmi conoscere. Non c’è molto spazio nel mio piccolo cuore ghiacciato. Ho imparato a proteggermi.
Ci sono persone che la Provvidenza mette nel tuo cammino per dei motivi precisi. E tante altre solo per farti capire di chi ti puoi fidare e di chi no.
Tutto passa. Certi incontri però non passano mai.
S’indossa l’amicizia e poi la mettiamo a lavare. Alcune persone sono ormai camicie lise da buttare. Altre sono collant che durano un giorno e poi si smagliano. Poi ci sono quelle persone che ti avvolgono e riscaldano come il vecchio pullover della mamma. E delle anime che sei tu a stringere tra la tua lana…
La cucina del terzo piano alla Maison accoglie ragazze e ragazzi nuovi. Ho voglia di conoscere tutte le loro storie. Di ridere, scherzare. Ma chi c’è stato prima di loro, ha occupato già una poltrona nella platea del mio cuore. Si paga caro il biglietto d’ingresso.
La gente va. La gente viene.
La gente a volte, per un motivo più forte della nostra umanità, torna per non andarsene più.
E io prego. Per chi c’è stato, per chi c’è adesso, per chi ci sarà… Per chi pensa di essersene andato ma ha lasciato in questa cucina la sua impronta.

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Two words for my 2013

… that you be renewed in the spirit of your mind, and put on the new man, who in the likeness of God has been created in righteousness and holiness of truth.[…] Let all bitterness, wrath, anger, outcry, and slander, be put away from you, with all malice. And be kind to one another, tenderhearted, forgiving each other, just as God also in Christ forgave you. Be therefore imitators of God, as beloved children. Walk in love, even as Christ also loved you, and gave himself up for us, an offering and a sacrifice to God for a sweet-smelling fragrance.

Paul’s Letter to the Ephesians

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Foto di Francesca Falsetti

Novembre

Paris – Carlotta, Giulia & Gianluca

Che ha di così sbagliato questo mese?
Cosa ve lo rende antipatico? Perché lo considerate un mese di passaggio, freddo, grigio, nuvoloso e senza identità? Novembre è autunno e inverno insieme per voi… pioggia e nebbia, nevischio e poco sole.

A me invece piace questo Novembre parigino… Tutto un mese filato senza tornare a casa persa tra i pensieri che continuano a ruotarmi in testa e che imprigionano ancora un po’ il mio cuore.

Questo Novembre non è né inutile né troppo freddo per me. Ogni giorno cerco un po’ di calore, un piccolo piacere che mi riscaldi dopo il lavoro, tra un cambio e l’altro della metro.
Una cioccolata tornando verso casa, un piatto di pasta a cena condiviso con gli altri ragazzi in studentato, le prove della corale, il catechismo con i bimbi italiani qua a Parigi, le tante tazze di tè in compagnia della mia cara Suor Irene che mi è così vicina in questi giorni di discernimento…

Ogni giorno accendo il mio caminetto in questo Novembre dove è casa a venirmi a trovare mentre io me ne resto nella capitale. Gli amici sono la mia famiglia… E nonostante le ferite profonde che ancora l’uomo insistentemente solca su di me, sto bene.

Novembre appiana ogni sbalzo del mio umore ballerino. Prende tra le mani le corde di questa altalena che è diventata la mia vita e le blocca. Cerco di non oscillare più mentre tutto intorno a me va come non vorrei che andasse. Ma non posso sapere io a priori cosa è giusto o sbagliato per me. Allora trovo la pace in Tua compagnia…

Novembre…
Finalmente un modo solo di indicare in due lingue diverse lo stesso mese. Italiano e francese usano la medesima parola e tutto combacia… Parigi diventa Toscana nel mio cuore… La distanza si accorcia…

Tutto diventa dolce senza malinconia grazie agli amici… Merci mes amis 🙂