14 Juillet: la prise du permit de conduire

Photo by Gaiux (http://www.flickr.com/photos/gaia-s)

Sei anni fa, nella giornata in cui Parigi è in festa e la mi’ mamma-maman si alza al mattino intonando l’inno francese, ho preso la patente. Se la teoria l’avevo superata in volata, beh, con la pratica ho arrancato. 21 lezioni di guida. I miei non avevano il core di portarmi in giro e, sinceramente, meglio così. Una volta, appena preso il foglio rosa la mi’ mamma mi fece provare la sua peugeot. Presente quella specie di maniglia interna attaccata al tettuccio sopra il finestrino? Insomma, quella roba di plastica la cui unica utilità è appenderci le grucce degli abiti appena ritirati dalla lavanderia… Ecco, la mi’ mamma ci stava attaccata con tutte e due le mani urlando come un’indemoniata ancor prima che io avessi premuto l’acceleratore.

Guidare mi ha sempre fatto schifo.

Il giorno dell’esame non ho dormito mai. È stata la prova più difficile della mia vita. Peggio dei compiti di matematica del Santori al liceo, della maturità, dell’esame di trattativa con Garwood alla triennale, dell’esame di solfeggio al conservatorio e della discussione delle mie due tesi. Un concentrato di sudore, brividi, cagotto, conati e quant’altro. Un vero bijou.

Oggi guido volentieri solo la mia smartina. Più che dalle lezioni di guida, ho imparato da Gran Turismo. Cambio automatico, frizione inesistente e parcheggi più abbordabili. Però attenti: Ilaria al volante, pericolo costante.

Questo post un po’ ironico e divertente è il mio modo di ricordare con il sorriso mio cugino Marco, morto in un’incidente stradale a quasi 30 anni cinque estati fa. Ti vogliamo bene 🙂

PORTATEMI A BALLARE!!!

I love dancing
Sfogarsi su qualsiasi musica, dalla classica all’hip-hop.
Farsi bastare il ritmo, i battiti delle casse dritte dentro lo stomaco.
Muoversi secondo l’istinto.
I love watching people dancing
Non i professionisti che danzano sulle punte seguendo dei passi prestabiliti.
Guardare le amiche scatenarsi, muoversi come pare a loro.
Dare il proprio senso alla musica.

I’d like dancing on my own song: HAPPINESS AND NO FEARS

How can a man like you
be interested in a girl like me?
but there’s a strange chemistry between you and me
and I just like it
searching for my hips you put your eyes on me

RIT. Imaging there’s no sky above us
Imaging that the sun is under the earth
we’ve got only one word to express what we feel
and this feeling is about happiness and no fears

Come on, dance with me, dance with me
here is my body under your control
tell me if you can feel the groove
pretty girls ‘round you but tonight I own you
turn the volume down, there’s our music on

RIT.

We’re just making it, we’re just composing it
can you hear it? it’s so passionate
touch me again, just hold me in your embrace
you fit in with me, it’s all that I need
A man near me who can fulfill my fantasy

RIT.

We’re just bursting into flames
tonight I can let you fake
I don’t care who you are
If you’re a star or a lyer
you’re just making it so good

Le classicisme

Mi riascolto spesso e non mi piaccio. Ma mi forzo… Storco il naso e risento le registrazioni. Non amo la mia voce e ho la certezza che non è questa la mia strada. Eppure so quanto sto bene quando canto. Allora piano piano metabolizzo il fatto che nella vita ci sono le passioni da un lato e il lavoro dall’altro. Devo giusto canalizzare il canto nella sola sfera degli hobbies, tutto qui.

Se prendo la musica come divertissement, mi rendo conto di quanto mi stia facendo crescere. Mi invita a interrogarmi e a rafforzarmi. Come per tutte le discipline, anche con il canto le basi sono il repertorio classico. Così studio pezzi che spaziano dalle arie all’operetta.

Cantante, interprete, compositrice. Tanti aspetti, tante facce diverse…

Sto preparando dei pezzi che sono ai miei antipodi. Detesto la mia voce da soprano. Mi sembro un “gatto stretto a l’uscio”… Però questo è lo studio preparatorio per poter respirare correttamente, muovere bene il diaframma, non rovinarmi la gola ecc ecc. E così la mia maestra mi assegna brani che mi spingano ad esplorare me e i miei limiti.

In  Se Tu M’Ami di Parisotti devo essere quella che non sono. Una donna sfrontata, bella e crudele che respinge l’amore di un giovane pastorello. C’è un abisso con le canzoni che scrivo io, totalmente autobiografiche, su sentimenti feriti, prese per il culo, e il cuore sempre, perennemente distrutto. E così mi riprendo la mia rivincita. Dò uno schiaffo a chi mi ama, come nella realtà è stato dato a me.*

Mi è più facile interpretare altri pezzi, tipo la Barcarolle di Offenbach. Devo solo scavare e ritrovare le origini. Romanticismo, erre roulant, racines de ma mère. È un brano più nelle mie corde. Non fingo nel cantarlo, ma lascio andare libera la femminilità. Come anche in Plaisir d’Amour di Martini il Tedesco. Smetto i miei panni di sfigata nerd, e divento una dama dell’800 o persino una maschera veneziana in Clair de Lune di Fauré.

Il canto e la recitazione si mescolano insieme e per un po’ sono chi non sono. Na strafiga insomma 🙂

*Questo è il mio blog, il mio angolino del web che quasi nessuno visita. Lasciatemi essere patetica… E che cazzo!

Is this freedom?

SLAVES OF THE SOCIETY

We are slaves of the society
Speeches full of banalities
We squander our ability
Integrity, complicity
We are slaves of the society
Ready to sell our soul
At the cost of a ball
Our men with call girls
Our mothers all alone
We are slaves of the society
Trading feelings for fame
Thinking it’s not a shame
Not bearing our blame
Thinking it’s the same
We are slaves of the society
Ignorance as culture
Fashion as self-expression
Murders as wins
Politics as ambition
We are slaves of the society
We count sins as money
Show friends our trophies
They are only vanity and honey
We are graduate monkeys
We are slaves of the society
Expensive cars but cheap feelings
Unpicking, sewing, destroying, sewing
We pretend to be unfailing
But we are so unfeeling
We are slaves of the society
We lie cause it’s fashionable
Carve our illusion table
We think we are charitable
But it’s so debatable
We are slaves of the society
Right people in the prisons
And we alter the sun and the seasons
We kill our relatives
Cause it’s not so negative
We are slaves of the society
Drug addicts on the streets
And we own villas and ships
All we need is a big shift
Not fighting with swords and shields
We are slaves of the society
It sucks our energy
We gotta claim against it
This system freeze our love
It’s not freedom
It’s a mistake

L’arte di essere imperfetti

Ho un’estrema paura dell’Uomo.
Mi avvicino all’Altro stando sempre bene in guardia. Fin da piccola ho dovuto diffidare persino del mio stesso sangue…

Eppure amo ciò che l’Uomo produce, con le sue piccole, bellissime imperfezioni.

Ajax e mysql. Vedo il mio datore di lavoro scrivere stringhe, correggerle, ricontrollare ogni apice e parentesi. E da ogni errore nasce una nuova idea. Si crea passo dopo passo un piccolo gioiello -a me carissimo- del web. Prove su prove per raffinare la query; stopwords che si aggiungono per restringere le entries; codici da copiare e incollare in un quadro di colori a 18 bit.

Violino. La mia maestra di piano si reinventa. Da un po’ si è dedicata a questo nuovo strumento. Improvvisa e mi fa sentire in estemporanea i brani che sto studiando al piano, riprodotti da corde e archetto. Cerca il suono pazientemente. Sbaglia, si corregge, produce un suono nuovo. Dall’imperfezione scaturisce un attimo di sospensione. Siamo entrambe in attesa. Come verrà la prossima nota?

Lauryn Hill. Ascolto “I get out” da uno dei cd più belli che abbia mai fatto ingoiare al mio computer, un unplugged che è stata la colonna sonora di periodi bui e momenti più sereni. A un certo punto, un po’ dopo il primo minuto, Lauryn si blocca. Si è dimenticata il testo. Una pausa bellissima. Un sorriso e si comincia di nuovo. In quel silenzio imbarazzato c’è tutta la preziosità di questo brano.

Ho un’estrema paura dell’Uomo, ma amo la sua arte. Amo le stonature in una canzone cantata con le lacrime agli occhi. Amo i ritmi sbagliati per la troppa foga, gli accordi “scazzati” per distrazione o solo per timore. Amo gli errori di scrittura, le sviste, le lettere digitate male sulla tastiera.

Amo i prodotti dell’Uomo perché ne mostrano la fragilità.

Il vero artista è fallace, debole, sensibile.

L’Arte rende l’Uomo nudo, semplicemente vulnerabile.