L’arte di essere imperfetti

Ho un’estrema paura dell’Uomo.
Mi avvicino all’Altro stando sempre bene in guardia. Fin da piccola ho dovuto diffidare persino del mio stesso sangue…

Eppure amo ciò che l’Uomo produce, con le sue piccole, bellissime imperfezioni.

Ajax e mysql. Vedo il mio datore di lavoro scrivere stringhe, correggerle, ricontrollare ogni apice e parentesi. E da ogni errore nasce una nuova idea. Si crea passo dopo passo un piccolo gioiello -a me carissimo- del web. Prove su prove per raffinare la query; stopwords che si aggiungono per restringere le entries; codici da copiare e incollare in un quadro di colori a 18 bit.

Violino. La mia maestra di piano si reinventa. Da un po’ si è dedicata a questo nuovo strumento. Improvvisa e mi fa sentire in estemporanea i brani che sto studiando al piano, riprodotti da corde e archetto. Cerca il suono pazientemente. Sbaglia, si corregge, produce un suono nuovo. Dall’imperfezione scaturisce un attimo di sospensione. Siamo entrambe in attesa. Come verrà la prossima nota?

Lauryn Hill. Ascolto “I get out” da uno dei cd più belli che abbia mai fatto ingoiare al mio computer, un unplugged che è stata la colonna sonora di periodi bui e momenti più sereni. A un certo punto, un po’ dopo il primo minuto, Lauryn si blocca. Si è dimenticata il testo. Una pausa bellissima. Un sorriso e si comincia di nuovo. In quel silenzio imbarazzato c’è tutta la preziosità di questo brano.

Ho un’estrema paura dell’Uomo, ma amo la sua arte. Amo le stonature in una canzone cantata con le lacrime agli occhi. Amo i ritmi sbagliati per la troppa foga, gli accordi “scazzati” per distrazione o solo per timore. Amo gli errori di scrittura, le sviste, le lettere digitate male sulla tastiera.

Amo i prodotti dell’Uomo perché ne mostrano la fragilità.

Il vero artista è fallace, debole, sensibile.

L’Arte rende l’Uomo nudo, semplicemente vulnerabile.

A sweet song

STEAL EACH GLOW


I’d like to be your angel
I’d like to be in your soul
Just to love you in the most complete way of all
Protecting you in my womb
I’d like to be your fantasy which materializes in your hands
Gazing at the dawn with the sand on our fingertips
At low tide, at love time
I steal each glow coming from your eyes

Baby, baby, baby
Lovin’ you till the world falls down
Baby, baby, baby
Watching you with the sun on my skin
Baby, baby, baby

So pure the way I feel
As if I were ethereal
Like the air you and me
I gleam with you, you gleam with me
I glide on your body
You dance at the sound of my breath
No shyness, no shyness
I’d like to be your faith
Which never leaves you alone
And restores your feelings

Baby, baby, baby
Lovin’ you caressin’ your lips and mouth
Baby, baby, baby
Desirin’ you cause you’re the only person I need
Baby, baby, baby

Tell me you won’t vanish
Like dreams do when you don’t feed them
I’m afraid of the joy I feel
But you’re here with me, with me
You don’t let me fall
Cause you’re my guardian angel
Lost in this futility
That they call love
I can’t define it , but I know it’s good
Being with you you

Baby, baby, baby
Lovin’ you you’re here when I feel down
Baby, baby, baby
You’re the life that makes me breath
Baby, baby, baby

Just here with you
With you
With you
With you
With you
Till the world falls down
You’re the only person I need
Just staying with you
Your skin on me
Your skin with me
Your eyes on me
When I see you, I see you
I steal each glow coming from your eyes

One Girl Band


Ascolta la canzone: WASTED
Ho sempre sognato di avere un gruppo. C’ho faticato dietro parecchio.

Ho suonato con due pseudo-gruppi. Due, tre prove al massimo per ciascun gruppo.

Ma ho ricevuto calci in faccia: non sai andare a tempo, sei stonata, le canzoni che scrivi sono cagate da adolescenti.

E poi i musicisti che non hanno mai tempo…

Io ho deciso di dedicare la mia vita alla musica.

A me le porte in faccia le hanno sbattute i miei coetanei, non dei grandi produttori o dei grandi musicisti…
Ma ce la posso fare da sola.
Questa è per chi non ha creduto e non crede in me.

WASTED

Life is getting me cold
I see no no no no truth
Life is getting me angry
I feel no no no no pity
when everybody is around
just there for appearance
when smiles are just a mask
and I perceive no feelings

I’m getting wasted

You can’t take me for a fool
I realized it ain’t no good
I’ve enough of hypocrites
Trading favors for friendship

I’m getting wasted

Life is getting me strong
but I’d change strength for love
Life is getting me dumb
I have no no no no love
when music is just a game
and you can’t see its power
when fame is what you need
and I perceive no patience

I’m getting wasted

You can’t take me for a fool
I realized it ain’t no good
I’ve enough of hypocrites
Trading favors for friendship

I’m getting wasted

Getting out of you, listening to the radio, I know it’s you, but I’m over now

Pasqua con chi vuoi…

Giornate di riflessione.
Tanto tempo libero.
Troppo.

La mente è costretta a fermarsi, ad affrontare argomenti che vorrei nascondere sotto il letto. Lavoro anche la Domenica di Pasqua e pure a Pasquetta. Mi rifugio in file da tradurre e dati da riordinare. Ma non posso più giocare a rimpiattino.

Quando il dolore ti entra nelle ossa diventi ipersensibile. Cogli ogni minima sfumatura. Sei irritabile, più permalosa…

E come me, le mie sorelle. Stessa situazione, stessa reazione. Parliamo più del solito in questi giorni. Quello che stiamo vivendo ci unisce e ci separa al contempo. Ma abbiamo la certezza di esserci l’una per l’altra.

Questo è il vero amore.

Fuori il mondo ci prende in giro. Ci sono pochi punti stabili. Punti che però diventano massi saldi a terra a cui ci aggrappiamo. Mentre tutto il resto si frantuma.

Negli ultimi due anni ho incontrato migliaia di volti. Tante maschere che piano piano sono cascate a terra. Ho sfiorato anime fatte di solo fumo.

Sentenzio.

Quando tocchi con mano la morte percepisci più nel profondo la vita stessa.

Ora non cado più. Mi chiudo tra le pareti del mio mondo. Non ho la forza di prendere altre fregature. Ho mal riposto troppa fiducia. Ho sorriso troppo per ricevere solo frasi di circostanza e amicizie part-time.

Incontrarsi, volersi bene, arrivare ad amarsi o diventare amici… Sono cose difficili da realizzarsi oggi. Siamo bombardati dai social-network ma non sento più il contatto…

Ora che affogo nel dolore, i miei occhi sono spalancati. Quando sprofondi, tutto ti è assolutamente più chiaro. Il bianco e il nero sono netti. Il bene e il male hanno confini definiti.

Sono la stessa ragazzina arrabbiata, con gli attacchi di panico e gli occhi tristi di dieci anni fa. Il babbo mi veniva a prendere a scuola dopo l’ennesima crisi e mi portava a Cortona con lui.

Ieri è stata la GiulAia a portarmi di nuovo a casa. Lì, tra le colline dove mi sento finalmente serena. Queste colline mi fanno stare bene.

Ilaria, non devi più essere qualcuno. Puoi disperderti nel nulla.
Puoi sapere fare tutto bene e nulla eccezionalmente. Basta che lo fai con dignità.
Devi essere la migliore per te stessa e per chi ti vuole bene.
Gli altri possono continuare a blaterale…
Non c’è bisogno di diventare una grande scrittrice o una famosissima cantante. Sono solo accessori…

La felicità è nelle piccole cose.

Nelle partite del babbo. Nelle chiacchierate con la GiulAia. Nei viaggi in treno verso Firenze con gli occhi chiusi dal sonno e la voglia di cappuccino e cornetto.

I’m slowly finding my way. Getting all trashes away. I know my strength is just my fragility.


Singing

non riesco a non cercare il suono
dietro un armadio, in garage, nel bagno
nell’atrio di un negozio chiuso
cerco gli echi ovunque
la mia voce che dalle corde vocali ritorna in gola
non ce la faccio a smettere di cantare
è parte di me, per quanto agli altri e a me stessa possa fare schifo la mia voce…

non so andare a tempo?
non sarò mai nessuno?
devo smettere di farmi distruggere dagli altri
non vi devo lasciare il lusso di ferirmi ancora
di portarmi all’autolesionismo
non esistete più per me
non cercatemi, non vi rispondo

Non più fango

Quando le strade diventano fiumi
e il cemento acqua limpida
anche il fango ritrova purezza.
Le nuvole rendono microscopica la città,
il cielo si abbassa sui tetti
e le gocce invadono l’aria.
Tutto è solo acqua adesso.
I motori si arrestano:
la pioggia è più forte di noi.
Tu ed io,
siamo solo acqua adesso.
Non più fango, solo purezza.

Words on my mind

Oggi non ho voglia.

Mi perdo nelle parole. Cerco di dipanarne i fili contorti, attorcigliati l’uno all’altro. Provo a dare ad ogni frase una propria collocazione nella realtà. Vorrei far aderire l’astratto delle sillabe all’imprecisione delle cose.

Scrivere mi viene naturale. Come parlare in inglese. Tutto il resto, invece, è estremamente complicato.

Le parole scorrono dritte dal cuore alla testa, senza filtro passano dalla mia anima all’aria, alla carta, alla tastiera del computer.

Come adesso… Scrivo di getto, senza connessione, senza logica, senza criteri narrativi.

La libertà delle parole è impagabile.

Le schwa mi risuonano nel palato e sono suoni che sento davvero miei. Y e J sono più dolci nelle mia bocca e per pronunciare il TH i denti fanno il solletico alla mia lingua.

L’inglese è la lingua in cui posso raccontarmi. Parlo e canto. L’inglese è la lingua della mia voce.

L’italiano è la lingua dei miei pensieri più profondi impressi sulla pagina bianca. Amo lasciare il segno. Lasciare un’impronta di me.

Oggi non ho voglia di correre. E allora non corro più.

Ho sentito sempre un grande peso sulle mie spalle. La responsabilità di rendere ogni secondo della mia vita un “momento produttivo”. Non devo sprecare nulla, non devo lasciare che il tempo scorra via senza averlo sfruttato al massimo. Seize the day, you know

Ho riempito ogni attimo della mia vita di parole. Quelle scritte, quelle parlate, quelle semplicemente lasciate roteare nella mia testa fino a diventare macigni pesanti.

Amo scrivere. Amo leggere.

Amo chi ama scrivere e leggere.

Ma vivo il dolore della scissione. Le parole non corrispondono al vero. La realtà non è così perfetta come un racconto, le relazioni umane non sono così belle come le lettere d’amore. Adoro l’imperfezione, sì, ma a volte è difficile vedere come i mondi che creo e che sono creati con le parole siano lontani anni luce dalla Terra.

Lotto per mostrare quanto di buono ho dentro, nascosto dietro gli occhi di ghiaccio, le gote che arrossiscono e i lunghi silenzi (in italiano!) che mi contraddistinguono.

Ho il mondo dentro da regalare.

Ma oggi non ho voglia di lottare.

Non ho voglia di sbattere contro i muri che le persone erigono davanti a sé. Non scalfirò mai le barriere di chi non ha i miei stessi sogni.

E allora oggi non corro.

Sogno il mio mondo. Sono sdraiata sull’erba di Central Park, sulla sponda del Reservoir che dà sul Guggenheim. Sento parlare in inglese tutto intorno a me. Scrivo pagine e pagine in italiano su un quadernetto comprato nell’Upper East Side.

Aspetto. Non ci sono traduzioni da fare. Non ci sono e-mail a cui rispondere. Non ci sono parole che desidero dagli altri e che non arrivano mai….

Ci sono io. E le mie parole. Solo io, solo le mie parole.

L’immaginazione, il cuore che batte per le realtà che creo nella mia testa. Le mie aspettative, non quelle degli altri.

Sono io a vivere di pura fantasia. Senza pressione e senza dover dimostrare nulla a nessuno.

Sono serena perché il mondo che creo è un mondo pulito, senza meschinità. È la serenità di chi è consapevole di vivere seguendo degli obiettivi sani.

Oggi non corro e assimilo due nuovi valori.

PAZIENZA

SPERANZA

Sto bene.

Aspetto e non inseguo più. Il mondo vero, lontano dalle mie parole, non mi capirà… Non tutti capiranno. Ma chi ha i miei stessi sogni dipanerà insieme a me i fili attorcigliati delle mie parole. Scriverà insieme a me il racconto più bello.

Scrivo queste mille parole confuse ascoltando un brano che è puro amore per le idee: The very thought of you

Perché io amo le idee, ciò che la mia mente fa indossare agli altri. Idee fatte di parole… Non sempre di verità.