Scar Tissue

Sono giorni che ho queste parole sulla punta delle dita.
Digito sulla tastiera lettere che poi cancello immediatamente. Schiaccio il tasto ↵ e le parole spariscono dalla pagina bianca dello schermo in un attimo. Ma i pensieri sono sempre lì, nella mia testa. Pensieri che rotolano senza farmi dormire, che cercano di uscire e diventare realtà.
Da giorni voglio scrivere ma ho paura che quello che sento dentro si perda tra le mille pagine della rete e finisca per diventare trita banalità. Eppure amo le parole. Le soppeso con cura. A ogni sillaba do il giusto valore. Coccolo sempre le lettere una ad una.

Voglio fare la scrittrice da grande…

Ma grande lo sono di già e mi trovo costretta a fare un bilancio di questi miei 25 anni. Scrittrice non lo sono diventata… e non so se mai lo diventerò. Ma amerò sempre scrivere e raccontare. Ingigantire le emozioni e poi darle in pasto al mondo. Scrivere di me, di chi incontro. Inventare e far credere, lasciare idee soffiate dentro le orecchie dalle parole. Voglio conoscere sempre, in continuazione.

Voglio fare la ricercatrice da grande…

E su questo, ci sto pian piano lavorando… Ho sempre studiato e lavorato duro. Ho investito tutte le mie energie sulla conoscenza, il sapere, la formazione. Ma 25 anni di solitudine adesso si fanno sentire. Gli amici, quelli ci sono sempre stati, sempre ci saranno… Parlo di una solitudine diversa…
Conosco ormai perfettamente me stessa – quella che sono adesso, non certo quella che sarò domani – perché ho avuto tutti questi anni a disposizione per imparare quali sono i miei difetti e quali i miei pregi.
Mi chiedo ancora però, perché a me certe possibilità, certi incontri, siano stati preclusi. E allora è una bambina a darmi la risposta, a buttarmi a terra, a disarmarmi con la sua ingenuità. “Perché hai tutti queste cicatrici?” mi chiede. E io non so che risponderle perché non si può dire a una creaturina di otto anni che la vita non è facile, che non tutti cresciamo serenamente. A volte diventiamo grandi solo superando grandi, enormi scogli. Sono stata sempre sola perché ho lasciato che il dolore mi sormontasse. Che l’esterno scegliesse per me, piegandomi e lasciandomi tutti questi segni sul corpo.
Ho lasciato che fossero gli altri a relegarmi nella mia condizione di brutto anatroccolo. “Ilaria non sei bella, Ilaria sei troppo grassa, Ilaria sei troppo magra, no no troppo alta, ma che scherzi?!, hai il naso strano e il doppio mento”. E alla fine ci sono cascata, come una cretina. Mi sono convinta di essere brutta e che fosse il mio fisico ad allontanarmi dai ragazzi. Ma come io riesco a vedere la bellezza degli altri al di là di un involucro fisico, a stimare la creatività, l’ingegno, la follia altrui, anche i ragazzi potrebbero vedere il buono che c’è in me dietro questo corpo che non sento, che non è, mio.
E vorrei anche io poter abbracciare, guardare negli occhi intensamente chi mi piace, ma ho paura… Una paura tremenda. Mi piace sempre chi è irraggiungibile, chi è troppo per me che sono niente.

Oggi, dopo anni e anni di dolore, so che ho il dovere di costruirmi un po’ di serenità. Perché è più facile lasciarmi andare alla sofferenza. Devo avere il coraggio di osare. La felicità si conquista con la fatica. La paura si è presa gioco di me per troppo tempo.
Ma per l’amore… ancora non ho la forza di farmi avanti.
Tento, faccio dei piccoli gesti per capire, ma ho bisogno che sia tu a fare il primo passo per me.

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