Giving it a try – Lent 2013

Paris, Carême 2013

I’ll wake up everyday with a smile upon my face.
I’ll bless each moment of happiness spent with my children, babysitting, giving English lessons, teaching Catechism.
I won’t complain about my work, but thank God for the opportunity of being here in Paris to understand with Him how beautiful it is to be lost in His arms.
I’ll pray for those who have hurt me. I’ll pray for those I don’t like. I’ll pray for those I love with all my heart.
I’ll dance all the time. I’ll try to conciliate my messed-up head with my ill-treated body.
I’ll sing all the notes in my mind. Music always gives me Your peace.
I’ll try to love myself and be more confident.
I’ll try not to forget, but to always forgive.
I’ll try to live day by day, with no fixed plans, being sure that Love is always requited. Never say never.

I’ll try to walk in the steps of my mother who is always in my heart…

je t’aimerai pour toujours maman

careme

Une nouvelle chanson – CLOSER

Arezzo 2012 – Parigi 2013

Un canzone sulla necessità di stare vicini. Chilometri di distanza, geografici e reali. Ma anche lontananza nel cuore e nella testa.

Nel millennio del disimpegno, una richiesta di amore e valori.

Scritta in un capodanno di solitudine aretina e arrangiata in un sabato di amicizia parigina qui alla Cité U.

Grazie a Peppe e Guido!

open-mic-18jan2013

CLOSER

Times have changed they say
But I’m a woman of the past
I want you to make the first move
Why don’t you make the first move?

Need the values I can’t see
They’re values of the past
I want you to be a man
Why aren’t you a strong man?

Why don’t you come a little closer and show me what love is?
Why don’t you come a little closer and tell me what love is?
Why don’t you come a little closer and show me what love is?
Why don’t you come a little closer and tell me what love is?
Why don’t you come a little closer and show me what love is?
Why don’t you come a little closer

You have just run away
Maybe frightened by my past
I wanted you to be profound
Why weren’t you deeper?

Can’t stand randomized life
You were a valued man
I wanted you to meet my fears
Why did you  go away?

Why don’t you come a little closer and show me what love is?
Why don’t you come a little closer and tell me what love is?
Why don’t you come a little closer and show me what love is?
Why don’t you come a little closer and tell me what love is?
Why don’t you come a little closer and show me what love is?
Why don’t you come a little closer

I’m there, I’m starving, I’m needing this love
You’re there, you’re needing, you’re bleeding this love

Parigi, tra métro e cucina

20130110-151621.jpg

Prendo la métro ogni giorno. Anche salendo sullo stesso vagone allo stesso orario ogni mattina e ogni sera da cinque mesi ormai, non mi è capitato ancora d’incrociare gli stessi volti.
Ogni giorno è una vita nuova qui a Parigi.
Mi spaventa e mi affascina tutta questa immensa umanità. Mi siedo su uno strapuntino e snocciolo il Rosario per tutte le persone che viaggiano con me.
Stiamo condividendo uno spezzone della nostra giornata…
Prego per il tizio avvinazzato che puzza di solitudine e incuria. E prego per la ragazza in tailleur, truccata alla perfezione per coprire le occhiaie. A che fermata scenderanno?
C’è un mondo che non conoscerò mai, che posso solo immaginare e che anzi va oltre la mia immaginazione.
Chissà se in una métro della linea 1 potrebbero starci tutte le persone che ho incrociato nella mia vita. Forse la gente se ne starebbe schiacciata come sardine dentro la mia métro personale. Respirebbero la stessa aria chiusa i miei compagni dell’asilo e i colleghi dei miei tanti lavori; i ragazzi che mi sono piaciuti e quelli a cui sono piaciuta io; le persone che ho conosciuto e che non saluto più e quelle a cui vado incontro appena le vedo per abbracciarle.
È iniziato un nuovo anno e qui nella Maison le stanze vuote saranno presto riempite da gente altrettanto nuova. Gente che salirà forse sulla mia métro personale.
È bello conoscere mondi sconosciuti, occhi diversi. Sono estremamente curiosa, un’attenta osservatrice.
Ma mi rimane sempre dentro uno strascico di malinconia.
Perché incontrerò tante persone, ma solo da poche so che vorrò farmi conoscere. Non c’è molto spazio nel mio piccolo cuore ghiacciato. Ho imparato a proteggermi.
Ci sono persone che la Provvidenza mette nel tuo cammino per dei motivi precisi. E tante altre solo per farti capire di chi ti puoi fidare e di chi no.
Tutto passa. Certi incontri però non passano mai.
S’indossa l’amicizia e poi la mettiamo a lavare. Alcune persone sono ormai camicie lise da buttare. Altre sono collant che durano un giorno e poi si smagliano. Poi ci sono quelle persone che ti avvolgono e riscaldano come il vecchio pullover della mamma. E delle anime che sei tu a stringere tra la tua lana…
La cucina del terzo piano alla Maison accoglie ragazze e ragazzi nuovi. Ho voglia di conoscere tutte le loro storie. Di ridere, scherzare. Ma chi c’è stato prima di loro, ha occupato già una poltrona nella platea del mio cuore. Si paga caro il biglietto d’ingresso.
La gente va. La gente viene.
La gente a volte, per un motivo più forte della nostra umanità, torna per non andarsene più.
E io prego. Per chi c’è stato, per chi c’è adesso, per chi ci sarà… Per chi pensa di essersene andato ma ha lasciato in questa cucina la sua impronta.

20130110-151508.jpg

Two words for my 2013

… that you be renewed in the spirit of your mind, and put on the new man, who in the likeness of God has been created in righteousness and holiness of truth.[…] Let all bitterness, wrath, anger, outcry, and slander, be put away from you, with all malice. And be kind to one another, tenderhearted, forgiving each other, just as God also in Christ forgave you. Be therefore imitators of God, as beloved children. Walk in love, even as Christ also loved you, and gave himself up for us, an offering and a sacrifice to God for a sweet-smelling fragrance.

Paul’s Letter to the Ephesians

freedom-prayer

Foto di Francesca Falsetti

Il Natale dei bambini – Noël des enfants

Paris, 8 Décembre 2012

ilariacorociup

Con la Chorale della Cité Universitaire dove risiedo in questi 6 (8, 10, 12?) mesi parigini abbiamo realizzato uno splendido piccolo concerto di Natale. Un’esperienza toccante… la musica è il dono più grande che arricchisce e dà senso alla mia vita.

Tra i canti intonati da noi, oltre 80 apolidi di base ora a Parigi, una perla di Debussy, Noël des enfants qui n’ont plus de maison, cantato solo dalle donne (soprani e contralti) a voler imitare le voci bianche dei bambini.

Un canto che è una riflessione sulla crudeltà degli adulti nei confronti dei più piccoli. L’innocenza che si scontra con la violenza, bambini costretti a diventare grandi. Guerra, vendetta, desolazione…

Sono stata poco bambina io… Sono cresciuta in fretta. So sulla mia pelle che bisogna dare a ogni anno della propria infanzia il giusto valore.

Ai bambini, che amo. Degli angeli qua sulla terra che mi hanno salvato! 🙂

Notes: nella prima parte del video, il Maestro Italo Marchini spiega il testo di Debussy recitato poi da due bambini. La performance del coro inizia al minuto 4:41

Noël des enfants qui n’ont plus de maison

Nous n’avons plus de maisons!
Les ennemis ont tout pris, tout pris, tout pris,
Jusqu’à notre petit lit!
Ils ont brûlé l’école et notre maître aussi.
Ils ont brûlé l’église et monsieur Jésus-Christ!
Et le vieux pauvre qui n’a pas pu s’en aller!
Nous n’avons plus de maisons!
Les ennemis ont tout pris,  tout pris, tout pris,
Jusqu’à notre petit lit!
Bien sûr! Papa est à la guerre,
Pauvre maman est morte
Avant d’avoir vu tout ça.
Qu’est-ce que l’on va faire?
Noël! petit Noël! n’allez pas chez eux,
N’allez plus jamais chez eux,
Punissez-les!
Vengez les enfants du monde!
Les petits Syriens, les petits Maliens,
Et les pauvres petits Afghans aussi!
Si nous en oublions, pardonnez-nous.
Noël! Noël! surtout, pas de joujoux.
Tâchez de nous redonner le pain quotidien.
Nous n’avons plus de maisons!
Les ennemis ont tout pris, tout pris, tout pris
Jusqu’à notre petit lit!
Ils ont brûlé l’école et notre maître aussi.
Ils ont brûlé l’église et monsieur Jésus-Christ!
Et le vieux pauvre qui n’a pas pu s’en aller!
Noël! écoutez-nous, nous n’avons plus de petits sabots:
Mais donnez la victoire aux enfants du monde!

Novembre

Paris – Carlotta, Giulia & Gianluca

Che ha di così sbagliato questo mese?
Cosa ve lo rende antipatico? Perché lo considerate un mese di passaggio, freddo, grigio, nuvoloso e senza identità? Novembre è autunno e inverno insieme per voi… pioggia e nebbia, nevischio e poco sole.

A me invece piace questo Novembre parigino… Tutto un mese filato senza tornare a casa persa tra i pensieri che continuano a ruotarmi in testa e che imprigionano ancora un po’ il mio cuore.

Questo Novembre non è né inutile né troppo freddo per me. Ogni giorno cerco un po’ di calore, un piccolo piacere che mi riscaldi dopo il lavoro, tra un cambio e l’altro della metro.
Una cioccolata tornando verso casa, un piatto di pasta a cena condiviso con gli altri ragazzi in studentato, le prove della corale, il catechismo con i bimbi italiani qua a Parigi, le tante tazze di tè in compagnia della mia cara Suor Irene che mi è così vicina in questi giorni di discernimento…

Ogni giorno accendo il mio caminetto in questo Novembre dove è casa a venirmi a trovare mentre io me ne resto nella capitale. Gli amici sono la mia famiglia… E nonostante le ferite profonde che ancora l’uomo insistentemente solca su di me, sto bene.

Novembre appiana ogni sbalzo del mio umore ballerino. Prende tra le mani le corde di questa altalena che è diventata la mia vita e le blocca. Cerco di non oscillare più mentre tutto intorno a me va come non vorrei che andasse. Ma non posso sapere io a priori cosa è giusto o sbagliato per me. Allora trovo la pace in Tua compagnia…

Novembre…
Finalmente un modo solo di indicare in due lingue diverse lo stesso mese. Italiano e francese usano la medesima parola e tutto combacia… Parigi diventa Toscana nel mio cuore… La distanza si accorcia…

Tutto diventa dolce senza malinconia grazie agli amici… Merci mes amis 🙂