London 2010

con me non devi essere niente con me non devi essere niente venere del mio intestino tenue quando dormo guido piano non ti preoccupare venere delle nostre sterili polemiche andremo a londra a dimagrire con me non devi essere niente con me non devi essere niente
Piromani, Le Luci della Centrale Elettrica

Mille volti e tratti sconosciuti.

Mi ritrovo in mezzo a tanta gente senza nome e penso che la vita è fatta di nuove possibilità. Sfioro i passanti, sento parole in lingue diverse, vedo colori stagliarsi nell’atmosfera grigia.

Posso essere nuova e semplicemente dimenticare.

Il mondo è infinito. Ogni giorno il ciclo della vita si compie e voglio sfruttare ogni secondo. C’è tanto da vedere, leggere, conoscere.
In una nuova città ancora i luoghi non sono pieni di ricordi. La gente che non mi piace è lontana chilometri da me. Ci fossero poche altre persone fondamentali nella mia vita, potrei ricominciare tutto qui. Adesso. È il senso di responsabilità, l’affetto, a riportarmi a casa.

Stacco internet. Non controllo nulla, lascio la gente blaterale sui falsi problemi. Solo pochi giorni di svago per ritornare poi nel fango, prendermi colpe di una malattia che vorrei debellare, sostenere un corpo fragile, lottare con lo specchio, ingurgitare infamie, vivere in provincia e ritrovare i solito volti, le solite lamentele.

In fondo nessuno ama vivere nella propria città. La spiegazione è ovvia: ciò che conosciamo ci dà sicurezza e per questo ci annoia. E, forse tra le tante speculazioni plausibili, sono le solite facce nei soliti posti a farci nauseare.

Il problema delle città, dei luoghi, della Terra in generale sono sempre e solo le persone.

Fintanto che le conosci in superficie puoi fantasticare, decorarne l’anima con qualità che è il tuo cuore a proiettare su di loro. Ma se cominci a scavare, vedrai che i difetti si moltiplicano, si amplificano, si dilatano fino a disgustarti.
Osserva da vicino una bella ragazza. Anche la più affascinante avrà qualche punto nero, un brufolo, un dente stegliato, l’alluce valgo.
Maggiori sono le persone con cui vieni a contatto, più ciò che le circonda ti appare sbiadito, reso più smorto da chi lo popola e dovrebbe al contrario dargli vita.

Nuovi posti significa prima di tutto nuova gente. Qualsiasi città ha in sé la bellezza. Certi scorci di Arezzo mi mozzano ancora, dopo 24 anni, il fiato. Ma poi associo a quel determinato luogo incontri con chi mi ha fatto del male. Così evito strade, non passo le mie serate in dei locali precisi, cerco di scansare i negozi in cui ho avuto uno dei tanti miei attacchi di panico. Ora è la crudeltà della vita a bloccarmi qui.

Misantropia all’ennesima potenza. Nichilismo e diffidenza.

Questo mio lato non cozza poi così tanto con la mia fede. È lo stesso principio che sta alla base del mio odio per il corpo. La mortificazione della carne ha un senso così come il rifiuto dell’insensibilità altrui. Ciò che allontana dal divino lo scanso, lo ripudio, mi ci incazzo.

Incontro quotidianamente chi si professa aperto di mente e cosmopolita nell’animo. Chi si dice “alternativo”, “artista”, “originale” è solo il banale e diffusissimo esempio di un intellettualismo solo di superficie. Il provincialismo porta a non capire che i percorsi di vita sono i più disparati.

I rapporti con gli altri sono dei giochi di equilibrio. Funambolismo senza rete.
E i legami con gli altri sono dei limiti evidentissimi alla nostra libertà.
Alla fine si è liberi solo se si è soli. Ma vale davvero la pena?
L’amicizia, forma più razionale dell’amore, è un costante ricorso alla diplomazia. È uno scambio di silenzi ed omissioni. Se esprimessimo sempre ciò che davvero pensiamo perderemmo per sempre chi amiamo.

Dover imparare a vivere nel grigio, nei chiaroscuri delle relazioni umane… Non è facile per chi sa dove sta il Bene e dove si ribella il Male. Per questo nasce la repulsione del difetto, sia nella propria fisicità che nell’Altro.

Londra in questi pochi giorni di aria mi ha fatto riflettere. Doveva essere una vacanza… è stato invece un viaggio dentro me stessa, tra silenzi e lunghe camminate. Ho riflettuto, ho ponderato e adesso so sempre di più che qui non riesco più a respirare…

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